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Augustín José Menéndez |
Lo
spiega al “Sussidiario” Augustín José Menéndez, docente di diritto pubblico e
comparato nell’Università Autonoma di Madrid. E il progetto si sta realizzando,
scrive Federico Ferraù: finora Conte ha preso tempo, sul Mes, ma forse non
aveva calcolato la resistenza interna di una parte dei 5 Stelle.
«È
vero, ci sarebbe il soccorso di Berlusconi.
Ma il Parlamento risulterebbe nettamente diviso, proprio alla vigilia del
Consiglio Ue del 16-17
luglio, un appuntamento cruciale perché si parlerà del prossimo bilancio
europeo. E sarebbe un vero guaio, per Conte, parteciparvi con un consenso
dimezzato e il partito – i 5 Stelle – che lo ha messo a palazzo Chigi diviso al
suo interno». A svelare in modo sorprendente la debolezza del governo è stato
Mario Monti, con un articolo uscito il 1° luglio sul “Corriere della Sera”.
Monti, riassume Ferraù, ha suggerito a Conte di prendere tempo, facendosi dare
un mandato parlamentare in cui il Mes venga solo menzionato, senza un rifiuto
pregiudiziale. In questo modo – secondo Monti – il governo può guadagnare
tempo, permettendo al Mes di perdere «alcuni dei suoi aspetti totemici»,
facendo «prevalere il pragmatismo».
Menéndez, ricorda Ferraù (che lo ha intervistato), è coautore di
un recente saggio dedicato proprio al Fondo salva-Stati. Titolo: “Mes. L’Europa
e il trattato impossibile”. Tra le altre cose, scrive sempre il giornalista del
“Sussidiario”, si spiega bene che il Mes “light” non esiste: il Meccanismo
Europeo di Stabilità è stato concepito come strumento del creditore per controllare
politicamente il debitore. E tale è rimasto. «Avere il sostegno di una
maggioranza “bipartisan” nel Parlamento nazionale è sempre una risorsa nelle
trattative europee», premette Augustín José Menéndez, a proposito della sortita
di Monti sul “Corriere”. Ma perché non approfittare della controversia per
riformare le regole europee, coinvolgendo altri paesi? Al di là delle
rassicurazioni di Romano Prodi sul carattere innocuo del Mes “sanitario”, «il
quadro normativo del diritto europeo sull’assistenza finanziaria rimane
invariato, e quindi la condizionalità non è diventata un “optional”», avverte
il professor Menéndez. «È un bene che i dirigenti europei leggano più Keynes e
meno Alesina. Ma se le cose stanno così, la domanda da fare è perché, invece di
fare dichiarazioni politiche, non approvano un bell’emendamento alle norme
europee che richiedono la condizionalità?».
«Se un paese accetta il Mes, il prestito sarà senza condizioni»,
assicura il tedesco Klaus Regling, gestore del Fondo. Le condizionalità
sembrano sparite con il Pandemic Crisis Support (Pcs) o Mes sanitario.
Tuttavia, osserva Ferraù, anche la dichiarazione di Regling assomiglia a una
“condizionalità”: far accettare il Mes ai paesi, come l’Italia, che fanno
resistenza. «Tutte le relazioni di credito sono relazioni di potere», conferma
Menéndez. «Pertanto, quando viene instaurata una relazione creditizia su
insistenza del creditore e con grande riluttanza da parte del debitore, sembra
giustificato chiedersi il motivo per cui il creditore attira il debitore in
modo così insistente. Tutto il meccanismo dell’assistenza finanziaria
nell’Eurozona – aggiunge Menéndez – è orientato a creare un fortissimo vincolo
esterno sul debitore controllato dai creditori». Forse le intenzioni di tanti
politici europei sono cambiate, «ma le norme e le strutture istituzionali
rimangono quelle che si sono create dieci anni fa». E quindi: «Le parole
se le porta via il vento, mentre le norme giuridiche rimangono». Nello
specifico, il regolamento Ue prevede
una «sorveglianza rafforzata» sul paese debitore, e a certe condizioni «non
esclude l’eventuale imposizione di un programma di “aggiustamento”
macroeconomico».
In pratica, spiega sempre Menéndez, significa che le condizioni
“leggere” inizialmente stabilite «possono rapidamente evolvere nella direzione
di una condizionalità ben più incisiva». In altri termini, anche aderendo al
Mes sanitario, il rischio del temuto “aggiustamento” macroeconomico c’è ancora,
così come l’ipotesi della “ristrutturazione” del debito pubblico italiano (e
cioè: tagli devastanti
alla spesa pubblica). Ricorda il professore: se la Commissione Ue ritiene che sono necessarie
«ulteriori misure», e che la situazione economico-finanziaria dello Stato in
questione abbia «importanti effetti negativi sulla stabilità finanziaria della
zona euro o dei suoi
Stati membri», l’autorità europea «può raccomandare allo Stato membro
interessato di adottare misure correttive precauzionali o di predisporre un
progetto di programma di aggiustamento macroeconomico». Il problema non sono i
36 miliardi della linea di credito del Mes, chiarisce Menéndez: «L’obiettivo
del Fondo salva-Stati e di chi lo difende è rafforzare il vincolo esterno,
che l’appartenenza all’Eurozona già implica, aggiungendo una nuova leva di
controllo».
La cosiddetta “governance” economica europea, dice ancora
Menéndez, è un mare di norme informali «fatto di guidelines, memoranda of
understanding, letters of intention e via dicendo». Sembra tutto molto “chic”,
«ma questa informalità ha un prezzo salatissimo». Quale? «La sicurezza», spiega
il professore. «Ricordiamoci che i famosi memoranda of understanding ai quali
si condizionò l’assistenza finanziaria a Grecia o Portogallo erano riscritti
ogni sei mesi appunto perché “flessibili”. I creditori potevano dettare le
condizioni a loro volontà, senza essere vincolati neppure a delle condizioni
anteriori». Domani, altri commissari potranno cambiare le condizioni del Mes
sanitario. Perché allora non modificare regolamenti e trattati? Menéndez
critica «la complessità del processo decisionale europeo», che spiega anche «la
frequenza delle decisioni emergenziali», oltre che il ricorso a quella strana
“informalità” delle prescrizioni. Di fatto, ribadisce Menéndez, l’Italia ha di
fronte “gendarmi” come la Germania e
l’Olanda: è altamente improbabile, conclude, che i governi dei paesi cosiddetti
“frugali” possano dire sì a una proposta di emendamento dei regolamenti.
Testo e immagini da: Idee
Libre
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