domenica 15 marzo 2020

Coronavirus. Boris Johnson, premier britannico, neoliberista cinico e spietato: “Abituatevi a perdere i vostri cari” ha annunciato



Abituatevi a perdere i vostri cari è una frase raggelante in sé. Ma è il pronome sottinteso, quel “voi” in luogo del “noi”, a mettere ancora più angoscia.
I giornali britannici giudicano “solenne”, benché “cupa”, la frase con la quale il premier Boris Johnson ha annunciato il suo modello di intervento: lasciar correre il virus, pagare il dazio di un’infezione fino al 60 per cento della popolazione e uscirne fuori, quando sarà, con la cosiddetta “immunità di gregge”.
Ha, dunque, annunciato il sacrificio di migliaia di suoi connazionali. Annunciandolo con una irresponsabilità che sembra senza pari, ha già immaginato chi sarà buttato dalla rupe Tarpea: i più fragili e sfortunati, i più poveri, insomma!
Johnson, col suo incredibile e raccapricciante messaggio alla nazione, ha notificato al popolo inglese una sentenza senza appello. La classica sentenza neoliberista: si salveranno i più forti.
E, per “più forti”, troppo spesso s’intende i più ricchi.
Il ricco si può curare, magari in una clinica privata. Il ricco, vista la mala parata, può fuggire, magari in una villa di Nizza.
Il povero no, deve combattere il virus con le proprie forze. I poveri saranno costretti ad attendere la decimazione. Saranno costretti ad abituarsi a perdere i propri cari”.
Cari miei, questo è il neoliberismo!
Testo e immagine da Il Fastidioso

martedì 10 marzo 2020

Pericolo tentazioni: usare l’emergenza per un golpe, in testa il Mes

Prof. Alessandro Mangia

Il coronavirus sembra non volerne sapere dei modelli matematici fatti apposta per ingabbiarlo: le cifre crescono, e così assistiamo a una moltiplicazione dell’incertezza, mentre si consuma il balletto quotidiano dell’indecisione del governo. Attenti: il momento è propizio per instaurare uno “stato d’eccezione”. Lo afferma il professor Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano, intervistato da Federico Ferraù sul “Sussidiario“. «L’emergenza – spiega Mangia – consente di fare infinite cose che in condizioni normali non si potrebbero fare», dalla nomina di un “commissario al coronavirus” fino alla firma del Mes, passando per l’introduzione forzata del wireless 5G. Esistono precedenti: all’indomani del terremoto di Messina del 1908, lo Stato neo-unitario inventò l’istituzione del decreto-legge. «La disciplina dell’emergenza si è sviluppata simultaneamente in tutta Europa, e se n’è fatto ampio uso durante e soprattutto subito dopo la Prima Guerra Mondiale: basti pensare a una calamità come l’influenza spagnola, che uccise soltanto in Italia quasi 400.000 persone». Un giurista come Santi Romano diceva che l’emergenza è una fonte del diritto: «Vale sicuramente per il coronavirus. Pensiamo al decreto-legge 6/2020 appena varato dal governo e ad altro che potrebbe arrivare».
È improprio – si domanda Ferraù – evocare la presa del potere di Hitler in Germania nel 1933? No, risponde Mangia, «perché avvenne attraverso lo stato d’emergenza, dovuto alla crisi del ’29 e preceduta dall’enorme controversia sui poteri emergenziali dell’allora capo dello Stato, maresciallo Hindenburg. È quello che si ripropone, non so quanto consapevolmente, quando si chiede a Mattarella di mettere un commissario straordinario che gestisca l’emergenza al posto del governo». La tempesta dello spread – ricorda Ferraù – nel 2011 portò alla caduta di Berlusconi e all’arrivo di Monti. Fu Napolitano, in quel caso, a gestire lo “stato d’eccezione”. «Nel 2011 – conferma Mangia – si era creata un’emergenza i cui presupposti mi sembrano molto meno naturali del coronavirus. E sulla base della quale si è realizzata la Seconda Grande Cesura nella storia della Repubblica, dopo Tangentopoli. Questa sarà la Terza». Siamo a un livello di gravità così elevato? Ovvio, secondo il professore: «Davvero si può pensare che, dopo questa situazione, l’Italia sarà uguale a prima? Nelle Regioni del Nord, alla sospensione dei legami sociali è seguito lo stop economico. L’Italia intera è in quarantena, e chi lo nega è fuori dalla realtà. Stiamo assistendo a un 8 Settembre a bassa intensità, e non sappiamo cosa verrà dopo».
Come valutare l’operato del governo? Pesa anche «l’utilizzo, non si capisce se incauto o doloso, dei media e della comunicazione», che di fatto ha ingigantito la situazione di emergenza, che dall’Italia si è propagata all’estero. «La conseguenza è la sistematica cancellazione degli ordinativi per le imprese italiane e per il turismo, registrata ovunque: complimenti davvero». Dal canto loro, Francia e Germania «hanno un quadro politico interno fortemente destabilizzato». Basti pensare ai Gilet Gialli, «e al fastidio verso un governo sfilacciato e incapace di gestire la crisi delle esportazioni in Germania». Non volendo anche l’emergenza da coronavirus, i tedeschi «hanno mentito», e ora vedremo «con quali risultati». Se non altro, secondo il professore, il sistema sanitario italiano «ha solo meriti: essendo mediamente il migliore d’Europa, dopo la Francia, ma con punte d’eccellenza che la Francia non ha, ha più antenne per cogliere i segnali, e quindi ci ha dato più segnali». Tradotto: «Più tamponi positivi, più contagi, più malati». Ribadisce Mangia: «Tutto si sarebbe potuto gestire in modo molto diverso, se non ci fosse stata l’ossessione della discriminazione razziale verso la comunità cinese».
Il professore definisce «demenziale» la scelta di chiudere i voli dalla Cina, «invece di mettere tutti gli arrivi in quarantena, come hanno fatto tutti i Paesi del mondo, a prescindere che fossero bianchi, gialli, neri o venissero da Marte». Non è stato fatto, «perché c’erano troppe navi Diciotti, Gregoretti e Sea Watch sullo sfondo, troppo razzismo e fascismo ritornante da usare». Un sospetto: è interesse del governo alimentare lo stato di emergenza per legittimarsi? «L’emergenza accade, prescindendo dal fatto che qualcuno sia interessato», premette Mangia. «Creato lo stato d’emergenza, l’occasione fa sempre l’uomo ladro: l’emergenza distrae e consente di fare infinite cose che normalmente non si potrebbero fare». Ad esempio? «Procedere a tappe forzate verso l’unione bancaria. Blaterare di 5G in spregio a maggioranza e opposizione. Inveire contro ministri che non hanno dato quanto promesso e farsi capipopolo per un giorno. Tra Italia ed Europa, con quello che sta accadendo, il momento è irripetibile. Per questo ed altro».
Intanto, ricorda Ferraù, servono misure straordinarie a sostegno dell’economia. Qualcuno è tornato ad evocare il Mes, il fondo europeo “salva Stati. Perché non ricorrere alla sua capacità di prestito? «Affidarsi al Mes sarebbe un errore clamoroso», sostiene il giurista. «L’attivazione del Mes farebbe scattare un meccanismo folle, per cui potrebbero essere richiesti all’Italia, dall’oggi al domani, fino a 125 miliardi». Insiste Mangia, rivolto a Ferraù: «Sa come funziona quella che lei ha chiamato “capacità di prestito”? Ci siamo impegnati a versare fino a 125 miliardi in 5 anni. Al momento ne abbiamo versati soltanto 14. Attualmente il Mes opera con una dotazione limitata; in caso di attivazione emetterebbe obbligazioni al pari di una banca sovrana, immune da qualunque giurisdizione, richiamando dagli Stati membri le quote dovute e non sottoscritte. Vuol dire che, in caso di bisogno – e una pandemia europea lo sarebbe – potrebbe chiedere allo Stato italiano fino a 125 miliardi». Dove li prendiamo? «Andrebbe chiesto a Gualtieri e a tutti coloro che invocano il Mes come il buon samaritano. O il governo fa un’emissione straordinaria di titoli di Stato che nessuno comprerebbe, o va a prendere i soldi dai conti correnti degli italiani. Come? Vedi alla voce “patrimoniale”».
E cosa farebbe poi il Mes con questi soldi? «Ce li presterebbe indietro, contro interessi, con gli auguri dell’Europa e la scusa del meccanismo assicurativo e della solidarietà europea. Andremmo quindi a pagare l’interesse sui nostri soldi. I soldi del fondo salva-Stati ci sono solo in minima parte; per averli, il Mes deve chiederli agli Stati che hanno sottoscritto il trattato». Un modo per indebitarci ancor di più: una trappola. «Il banco vince sempre. E il Mes è stato costruito per essere il banco». Momento irripetibile anche per questo, dunque, se scatta lo “stato d’eccezione”. Infatti: «Una volta i provvedimenti più sgradevoli venivano messi in Gazzetta Ufficiale ad agosto, quando gli italiani erano in vacanza e pensavano ad altro. Proprio come adesso stanno pensando a non ammalarsi e a come arrivare a fine mese». Il guaio, aggiunge Mangia, è che il Mes «è caduto in un limbo informativo creato ad arte, e non se ne è saputo più nulla». Sappiamo soltanto che il 16 marzo è stato calendarizzato un Eurogruppo, la cui agenda sarà resa nota solo una settimana prima, forse. «Sarebbe la situazione ideale, legittimata da ragioni di eccezionalità, per arrivare all’adozione del trattato in nome dell’emergenza».
In questa situazione, intanto, il ministro Gualtieri parla di risorse aggiuntive e straordinarie da 3,6 miliardi, pari allo 0,2% del Pil. «Ne servirebbero almeno 20», dice Mangia. «Un pacchetto insufficiente sarebbe invece un ottimo modo per invocare soluzioni eccezionali. Vedi sopra». E l’invocazione di un commissario? «È l’approdo classico degli stati d’emergenza in cui il caos è tale per cui alla fine si invoca il vecchio dittatore del diritto romano». Il Cincinnato della situazione: «Si dice che Cincinnato ebbe la caratteristica di tornare al suo aratro. Ma nella storia di “dittatori” che l’hanno fatto se ne sono visti pochi.
Potremmo anche chiamarli “civil servants”, o riserve della Repubblica, ma la sostanza non cambierebbe». Ma poi: «Se si ha cura di rileggersi il Tito Livio del liceo, ci si accorge che Cincinnato che torna all’aratro è una frottola per anime belle. La verità è che, dopo la prima, Cincinnato si è fatto la seconda dittatura, e anche dopo quella è restato in giro per un pezzo». Secondo Alessandro Mangia, «bisogna stare lontani da idee del genere, Mes compreso, come si sta lontani dal fuoco. Chi propone queste idee è pericoloso».

E allora quale sarebbe la soluzione? Tenerci il Conte-bis? «Questo governo ha dimostrato chiaramente di non essere in grado e di non avere gli uomini per gestire la situazione», osserva Mangia. «Serve un governo di unità nazionale, che si dia un programma di reinvestimento in infrastrutture facendo più deficit», Cosa che «si può tranquillamente fare, perché nei trattati le situazioni di emergenza sono contemplate». Non dimentichiamoci che «nei conti correnti italiani ci sono soldi che in altri paesi non ci sono: questo è il vero primato italiano, assieme a sanità e pubblica sicurezza». Punti di forza «che altrove ci si sogna di avere, e che fanno funzionare l’Italia, nonostante tutto». Ma così avremo più debito pubblico. «Sì, e magari ricominceremmo a crescere, usandolo come leva per lo sviluppo», conclude il professore. «Questa è una crisi che può portare o allo sfacelo dello Stato, o al rinnovamento delle politiche economiche. Purtroppo ci vorrebbe una classe dirigente all’altezza, che non abbiamo».


Le immagini sono state riprese dal Web dal sito Idee Libre e, in mancanza 
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lunedì 20 gennaio 2020

A beneficio del gregge, l’ambientalismo dei burattini stupidi



È vero, stiamo rovinando l’ambiente. È vero, stiamo depredando il pianeta delle sue risorse naturali. È vero, stiamo avvelenando l’aria, l’acqua e i cibi che mangiamo.
Ma problemi del genere, che sono di portata globale, richiedono soluzioni complesse e ragionate e non ci si può certo accontentare di gesti simbolici che servono solo ad acquietare, momentaneamente, la nostra coscienza, ma non possono minimamente intaccare i problemi che abbiamo di fronte.
Sembra, invece, che ultimamente si sia scatenata una gara a chi riesce a inventare la soluzione più stupida per far vedere che lui ha capito come si fa a risolvere il problema ambientale.
La capofila di queste stupidità è proprio Greta Thunberg, che ha deciso di non viaggiare più in aereo “perché gli aerei inquinano”. Ma pensare oggi di abolire i voli aerei è assolutamente ridicolo, come è ridicolo pensare di poter modificare, in modo sostanziale, il modo in cui funzionano i loro motori. Talmente ridicolo, fra l’altro, è stato il gesto di Greta, che poi per riportare indietro la barca a vela che l’aveva trasportata fino a New York hanno dovuto andarci - in aereo naturalmente - quattro marinai. Per cui, per un biglietto aereo risparmiato da lei, ne sono stati acquistati quattro per l’equipaggio di ritorno.
Ma Greta è stata solo la apripista delle idiozie “a impatto zero”. Ultimamente la rivista Vogue Italia ha deciso di cavalcare l’onda ambientalista con una scelta tanto spettacolare quanto ridicola: hanno fatto un intero numero della loro rivista senza fotografie (che è un po’ come se la Ferrari facesse un’automobile senza il motore; tanto per capirci, le riviste di moda sono le loro fotografie). E la loro spiegazione è stata talmente stupida che non riesco a riassumerla con parole mie, devo per forza citare la dichiarazione originale dell’editore: “Lo scopo di questa scelta coraggiosa è, semplicemente, di essere più sostenibili”.
Che cosa ci sia di così sostenibile nell’evitare di fare le fotografie ce lo spiega il direttore di Vogue Italia, Emanuele Farneti: “150 persone coinvolte. Una ventina di voli aerei e una dozzina di viaggi in treno. 40 automobili a disposizione. 60 consegne internazionali. Luci che vengono spente ed accese senza sosta per almeno 10 ore, parzialmente alimentate da generatori a benzina. Avanzi di cibo per alimentare le troupes. Plastica per avvolgere i vestiti. Elettricità per ricaricare i telefoni, le macchine fotografiche…
A questo punto - verrebbe da dire - smettiamo anche di produrre film, perché se la produzione di alcuni servizi fotografici ha un tale impatto ambientale, quella di un semplice film ne ha 100 volte tanto. Lo sapete quanti voli aerei servono per realizzare un film internazionale, quanto mangia ogni giorno una troupe cinematografica, quante volte accende e spegne la luce entrando in studio, quante automobili si muovono durante la realizzazione e quanti telefonini e cineprese bisogna alimentare ogni giorno con la corrente elettrica? Torniamo quindi ai cartoni animati, con quattro disegnatori segregati in cantina e diciamo addio al cinema una volta per tutte.
Ma la vera follia di un gesto del genere è che venga proprio da una rivista come Vogue. L’alta moda, infatti, rappresenta la quintessenza del superfluo, la quintessenza dello spreco, la quintessenza del lusso, la prevalenza assoluta dell’apparire sulla sostanza. Per non parlare dello sfruttamento della manodopera nel terzo mondo, dove buona parte degli stilisti fa produrre propri tessuti per due lire, per poi rivendere i vestiti “griffati” a cifre stratosferiche. Ma loro, invece di chiudere una rivista del genere e andare a lavorare in fabbrica, preferiscono sostituire le fotografie con dei disegnini (per un mese soltanto, sia chiaro), per lavarsi la coscienza sul problema ambientale senza minimamente intaccare un’industria dai profitti miliardari.
Veniamo ora al terzo esempio, perché è il più ridicolo di tutti. L’attore Joaquim Phoenix ha deciso di usare sempre lo stesso smoking, da adesso in avanti, per tutti i premi che andrà a ritirare. Dall’articolo dell’ANSA leggiamo: “Phoenix, vegano e ambientalista convinto, ha fatto la scelta consapevole di avere lo stesso tuxedo per l'intera stagione dei premi (dove, c'è da giurarci, sarà protagonista con allori) per ridurre sprechi e avere un'impronta green coerente al suo attivismo.”
E’, infatti, noto come la produzione massiccia di smoking da cerimonia sia una delle cause principali del disboscamento della foresta amazzonica, dell’inquinamento atmosferico e dell’estinzione delle balene.
Pensate che bello se, invece di una scemenza del genere, Joaquim Phoenix avesse detto: “Da oggi, mi presenterò a ritirare qualunque premio mi venga assegnato vestito esclusivamente di abiti di canapa. La canapa infatti è un prodotto pienamente ecosostenibile, che non inquina e che non porta alcun danno ambientale nella sua coltivazione”.
Ma un discorso del genere avrebbe significato essere intelligenti e di intelligenza al mondo a questo punto sembra restarne molto poca.
Massimo Mazzucco
Articolo e foto da: Luogo Comune