sabato 6 luglio 2019

Ti gettano nel baratro della morte sociale e il tuo problema sono i migranti e le islamiche col velo?

Sto portando avanti uno studio per cercare di capire il grado di demenza del popolo italiano.
Vi hanno tolto la moneta sovrana (la Lira) e rifilato l’Euro che vi sta riducendo sul lastrico.
La maggior parte di voi non ha lavoro o lo ha perso.
Le aziende, anche grandi, hanno chiuso o stanno chiudendo gettandovi sulla strada. Molte se ne vanno all’estero perché in Italia la pressione fiscale è diventata ormai insostenibile.
Vi hanno eroso i risparmi, riducendoli al lumicino.
Non avete più la libertà di parlare o manifestare, perché intervengono (ma “democraticamente”) i manganelli.
Vi hanno tolto il futuro, facendovi ammalare di depressione.
Avete perso il passato, con le sue lotte e le sue conquiste sociali.
Avete perso il diritto alla salute e all’istruzione.
Avete perso la vostra identità culturale (se ne avevate una).
Vi stanno togliendo la pensione ed i più giovani l’hanno materialmente già persa.
Vi stanno togliendo le case, il cui valore è già adesso ridotto ai minimi termini per il rientro nei giusti canoni della bolla immobiliare, che noi stessi, da perfetti idioti, avevamo fatto gonfiare con le nostre irrealistiche “aspettative di prezzo”.
Vi hanno tolto la voglia di vivere: ormai vegetate solo per vanagloriarvi allo scopo di apparire quello che non siete, ma che vorreste essere.
Eppure, quello che vi fa incazzare è soltanto la presenza dei migranti, che nella realtà sono la nostra salvezza, non certo un problema, ma una risorsa economica per lo Stato (i loro costi li pagano gli altri migranti regolari, arricchendo così il nostro mercato economico e producendo un attiva per L’INPS di oltre un miliardo e mezzo di euro, che consente di pagare ammortizzatori sociali agli italiani, in primis le pensioni sociali).
Sono i migranti (non più gli italiani) che fanno figli e sopperiscono alla carenza di nascite e al calo della popolazione. Sono e saranno questi figli che vanno o andranno nelle nostre scuole e numericamente salveranno qualche cattedra e qualche posto di lavoro tra il personale non docente, ormai perso nell’istruzione per la carenza delle nascite nella popolazione italiana, etc etc.
Quello che è molto grave è che il numero di migranti presenti in Italia non compensa l’esodo di italiani (pensionati e lavoratori specializzati) verso residenze all’estero più vivibili dell’Italia, ormai rigettata nella preistoria dai dittatoriali e corrotti poteri finanziari, tra euro e Ue.  
I migranti servono alla nostra Nazione per consentirci almeno di sopravvivere ancora un po’.
Invece… Povera Italia del Popolo dei cretini! Del resto la loro mamma è sempre incinta…! Quella dei cretini, naturalmente, perché la mamma di quelli col cervello ormai è diventata sterile.
Ma il problema degli italioti sono solo e comunque i migranti. Quelli dalla pelle nera, ovviamente.
L’imbecillità non ha limiti!
Nino Caliendo

martedì 25 giugno 2019

Misteri e segreti di Napoli: il sangue che si scioglie (e non solo quello di San Gennaro)


Il Cardinale Sepe con l'ampolla del sangue
di San Gennaro mentre si scioglie
Lo sapete che, da oltre 1500 anni, la chiesa cattolica è dovuta scendere a compromessi con i napoletani, i quali sono loro a decidere cosa è sacro e cosa è profano nella città? Tra gli ex-voto del santo, ad esempio, soggiorna tranquillamente la maglia n. 10 per ricordare Maradona, paragonato nella miracolosità a San Gennaro (per qualche anno, infatti, durante la processione in suo onore, il patrono della città ha sfilato indossando la “sacra” maglietta). E il cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli, come gli altri suoi predecessori nel passato, tutto questo deve accettarlo, altrimenti può anche andarsene da un’altra parte.
Un’altra simpatica paganità è rappresentata dalle sorelle di San Gennaro, che non sono suore, ma semplici anziane popolane che assistono il “fratello” nel “miracolo dello scioglimento del sangue” e, qualora il santo dovesse ritardare l’evento “miracoloso”, non esitano a rimproverarlo ad alta voce, finanche dirigendogli epiteti e parolacce irripetibili, nel Duomo di Napoli, davanti ai prelati e a migliaia di persone, tra le quali centinaia di turisti venuti apposta a Napoli per assistere all’evento.
Al di là dell’interesse folcloristico, il miracolo di San Gennaro è una delle forme in cui la religione e la superstizione si fondono, come tutto nella cultura napoletana. San Gennaro, più che un santo, è un napoletano con la leadership confidenziale del fratello più grande a cui chiedere consigli e ottenere risposte. Napoli è una città particolare, ricca di Storia e di credenze popolari che non hanno niente di religioso, dove la normalità vive proprio grazie all’essenza esoterica dei suoi abitanti.
Secondo la leggenda, il sangue di San Gennaro si sarebbe liquefatto per la prima volta nel IV secolo d.C. durante il trasferimento a Napoli delle spoglie del santo da parte del vescovo cristiano Severo (secondo altri, del vescovo cristiano Cosimo). Da qui, si deduce quindi che S. Gennaro, pur essendosi appropriata della sua “santità” la Chiesa di Roma, sarebbe vissuto ben prima della fondazione del Cattolicesimo (VI secolo d.C.).
Storicamente, però, la prima notizia documentata dell’ampolla contenente la presunta reliquia del sangue di San Gennaro risale soltanto al 1389. Il Chronicon Siculum racconta che, durante le manifestazioni per la festa dell’Assunta, vi fu l’esposizione pubblica delle ampolle contenenti il cosiddetto “sangue di San Gennaro” e il 17 agosto, durante la processione, il liquido conservato nell’ampolla si era liquefatto ”come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo”.
Attualmente le due ampolle sono conservate nel Duomo di Napoli: una è riempita per tre quarti, mentre l’altra è semivuota poiché parte del suo contenuto pare fosse stato sottratto (ma non esiste fonte certa della cosa) da re Carlo III di Borbone che lo portò con sé in Spagna. Il fenomeno della liquefazione è invocato tre volte l’anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi, il 19 settembre e per tutto il periodo delle celebrazioni in onore del patrono e il 16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall’arcivescovo in carica (che storce il naso, ma lo deve fare). Per sottolineare come la religione possa fondersi con la superstizione popolare, la liquefazione durante la cerimonia è ritenuta foriera di buoni auspici per la città. Al contrario, la mancata liquefazione è vista come cattivo presagio per Napoli (non si liquefò nel 1980 e a novembre di quell’anno ci fu il grande terremoto che colpì Napoli e l’Irpinia).
La stessa Chiesa è scettica (e non ama molto S. Gennaro, che ruba la scena ad altri santi meno famosi ma più redditizi, al punto di averlo relegato a santo di serie B, cancellandolo persino dal calendario), ma fa di tutto per non mostrare il proprio scetticismo perdurando in un atteggiamento ambiguo: lascia credere ai carenti di spirito critico che si tratti di “miracolo”, ma non lo fa quando parla con gli scienziati!
Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa (che ha sempre rifiutato di acconsentire al prelievo del liquido sostenendo che un’analisi invasiva potrebbe danneggiare sia le ampolle che il liquido), come già qui in precedenza riportato, decise di togliere dal calendario alcuni santi scomodi, San Gennaro compreso.
Poiché vi furono forti resistenze popolari, quasi una ribellione di massa, decise di mantenere il culto della reliquia del santo, tenendo a precisare che lo scioglimento del sangue di San Gennaro non è un miracolo, ma piuttosto un fatto mirabolante ritenuto prodigioso dalla popolazione. In parole povere, definì l’evento alla stregua di una superstizione.
In realtà, di mirabolante non c’è nulla. La spiegazione fisica più semplice è quella della tissotropia: i materiali tissotropici diventano più fluidi se sottoposti a una sollecitazione meccanica, come piccole scosse o vibrazioni, tornando allo stato precedente se lasciati indisturbati. Un esempio di questa proprietà è la salsa ketchup che si può mostrare in uno stato quasi solido finché, scossa, non diventa improvvisamente molto più liquida.
Tre scienziati italiani, Garlaschelli, Ramaccini e Della Sala, hanno riprodotto una sospensione avente un comportamento tissotropico molto simile al fluido contenuto nella teca di San Gennaro. Il loro lavoro fu pubblicato su Nature (A Thixotropic mixture like the blood of Saint Januarius, “Nature”, vol. 353, 10 ottobre 1991).
Ognuno di noi può stupire gli amici con il trucco dei tre ricercatori (che, peraltro, hanno usato sostanze già facilmente reperibili alla fine del XIV secolo). Con cloruro ferrico (sotto forma di molisite, un minerale tipico delle zone vulcaniche e quindi presente anche nel napoletano grazie al Vesuvio e ai vulcani dei Campi Flegrei), carbonato di calcio (i gusci d’uovo sono fatti per circa il 94% di carbonato di calcio), cloruro di sodio (il comune sale da cucina) e acqua, è possibile ottenere una soluzione colloidale di colore rosso che ha proprietà tissotropiche.
La banale domanda del perché il sangue alcune volte non si sia liquefatto è rigettata dalle proprietà stesse dei materiali tissotropici: basta agitare la soluzione delicatamente e non c’è liquefazione (del resto, il sangue di San Gennaro si è liquefatto anche al di fuori dei periodi previsti, probabilmente a causa di manipolazioni non delicate).
Un’obiezione più sensata si basa sulla diffusione della notizia secondo la quale il gel dei tre ricercatori non avrebbe più proprietà tissotropiche dopo 2 anni. La scarsa consistenza logica dei sostenitori del miracolo ha fatto gridare che questa sarebbe la prova più lampante che di miracolo trattasi (il solito errore: non so spiegarmi un fenomeno, allora è sicuramente un miracolo divino). Come ha rilevato Garlaschelli, alcuni campioni del suo gel durano dieci anni, altri molto meno. Il mistero non sta nel “miracolo”, ma nella durata della composizione del liquido, che rimane appunto un mistero scientifico, ma non divino.
Del resto, come già detto, Napoli ha nella sua cultura l’esoterismo, i misteri soprannaturali inspiegabili (dalle “presenze” secolari nelle antiche magioni al Principe di Sansevero).
Lo scioglimento del sangue, comunque, non è un’esclusiva di San Gennaro: a Napoli esistono altri santi che fanno l’identico “miracolo”, ma (quando si parla di Napoli, definita dalle sfere clericali la città ribelle) la Chiesa non ama pubblicizzarlo.
Bisogna riconoscere che il sangue che si scioglie a Napoli è un fenomeno molto più complesso e misterioso di quanto si possa credere.
Infatti, l’antica discussione sul sangue di San Gennaro, ha oscurato i molti altri fenomeni analoghi che da secoli, secondo molteplici testimonianze, avvengono in molte chiese di Napoli e anche, e questo in pochi lo sanno, in molte Cappelle gentilizie napoletane.
A questo proposito, oltre il miracolo del Santo Patrono, si possono citare almeno altri otto importanti fenomeni di liquefazione del sangue.
Per cominciare, possiamo citare, in Piazza del Gesù ed esattamente nel famoso Monastero delle Clarisse, meglio conosciuto come Monastero di Santa Chiara, la liquefazione del sangue del protomartire S. Stefano, che avviene, generalmente, il 3 agosto e il 25 dicembre. La reliquia fu portata a Napoli da S. Gaudioso. Essa fu scoperta per caso dietro una cripta segreta di un altare. Per un periodo di tempo, fu tenuta nel Convento della Sapienza a Costantinopoli e, dopo la soppressione della Chiesa, fu trasferita al monastero assieme alle monache.
Il miracolo non si ripete da qualche anno, con sollievo delle suore, perché pare che, allo scioglimento del sangue, coincida sempre la morte della madre superiora in carica.
Il sangue di S. Alfonso dei Liguori, santo noto anche perché fu l’autore della cantata“Quanno nascette ninno”, si scioglie il 2 agosto nella chiesa di S. Maria della Redenzione dei Cattivi.
Nella chiesa di S. Gregorio Armeno, sorta sull’antico tempio di Cerere e sull’annesso collegio delle Sacerdotesse dell’Antico Culto, conosciuto dai vecchi napoletani come “S. Liguoro”, avviene la liquefazione del sangue di S. Giovanni, di S. Lorenzo e di Santa Patrizia, quest’ultima nota anche per il misterioso liquido guaritivo “miracoloso” che ancora stilla dalla sua tomba, da secoli.
Per Santa Patrizia ancora oggi avviene il miracolo del sangue ogni martedì mattina.
Altri due fenomeni avvengono ogni 21 giugno nella chiesa del Gesù Vecchio, per S. Pantaleone e S. Luigi Gonzaga.
Negli avvenimenti di Napoli, come facilmente si può dedurre da quanto sopra raccontato, c’entra molto poco la religione e la miracolosità divina, cedendo il posto alla cultura del mistero esoterico e all’antropologia del folclore della città, che ha fatto del sacro e del profano (molto più del profano) una risultanza di fatti inspiegabili e appassionanti. Alla faccia del Vaticano, Napoli è la città più divina di Roma!
Nino Caliendo
Info, dati e contenuti da: Albanesi.it e Napolimisteriosa.it



Un altro mistero ultrasecolare: 
a Pozzuoli, l'altro miracolo di San Gennaro

Nella Chiesa intitolata a San Gennaro, - che sorge a Pozzuoli dal 1580, nello stesso luogo dove il Santo fu decapitato, - vi si conserva una pietra macchiata del suo sangue, che rappresenta un altro dei più grandi misteri di Napoli.
Infatti, il sangue depositato su quella pietra acquista misteriosamente un colore rosso vivo contemporaneamente alla liquefazione dell’altro sangue di San Gennaro conservato nel Duomo di Napoli.
Tanti studiosi hanno, nei secoli, cercato di spiegare scientificamente il mistero dello scioglimento del sangue dei Santi a Napoli, ma nessuno ha mai, nemmeno provato, a spiegare il mistero della contemporaneità dello scioglimento del sangue di San Gennaro sulla pietra che è conservata a Pozzuoli con quello contenuto nell’ampolla ospitata nel Duomo di Napoli.
Nino Caliendo


A Napoli non si liquefa solo il sangue di S. Gennaro

Napoli - Chiostro Monastero Santa Chiara
Il sangue che si scioglie a Napoli è un fenomeno molto più complesso e misterioso di quanto si possa credere.
Infatti, l’antica discussione sul sangue di San Gennaro, ha oscurato molti altri fenomeni analoghi che da secoli, secondo molteplici testimonianze, avvengono in molte chiese di Napoli e anche, e questo in pochi lo sanno, in molte Cappelle gentilizie napoletane.
A questo proposito, oltre il miracolo del Santo Patrono, si possono citare almeno altri otto importanti fenomeni di liquefazione del sangue.
Per cominciare, possiamo citare, in Piazza del Gesù ed esattamente nel famoso Monastero delle
Clarisse, meglio conosciuto come Monastero di Santa Chiara, la liquefazione del protomartire S. Stefano, che avviene, generalmente, il 3 agosto e il 25 dicembre.
La reliquia fu portata a Napoli da S. Gaudioso. Essa fu scoperta per caso dietro una cripta segreta di un altare. Per un periodo di tempo, fu tenuta nel Convento della Sapienza a Costantinopoli e, dopo la soppressione della Chiesa, fu trasferita al monastero assieme alle monache.
Napoli - Chiostro San Gregorio Armeno
Il miracolo non si ripete da qualche anno, con sollievo delle suore, perché pare che, allo scioglimento del sangue, coincida sempre la morte della madre superiora in carica.
Il sangue di S. Alfonso dei Liguori, Santo noto anche perché fu l’autore della cantata “Quanno nascette ninno”, si scioglie il 2 agosto nella chiesa di S. Maria della Redenzione dei Cattivi.
Nella chiesa di S. Gregorio Armeno, sorta sull’antico tempio di Cerere e sull’annesso collegio delle Sacerdotesse dell’Antico Culto, conosciuto dai vecchi napoletani come “S. Liguoro”, avviene la liquefazione del sangue di S. Giovanni, di S. Lorenzo e di Santa Patrizia, quest’ultima nota anche per il misterioso liquido miracoloso che ancora stilla dalla sua tomba, da secoli.
Per Santa Patrizia ancora oggi avviene il miracolo del sangue ogni martedì mattina.
Altri due fenomeni avvengono ogni 21 giugno nella chiesa del Gesù Vecchio, per S. Pantaleone e S. Luigi Gonzaga.

Le immagini sono state riprese dal web e, non contenendo indicazioni contrarie, sono state ritenute di pubblico dominio

venerdì 12 aprile 2019

Debito pubblico? Ma l’Italia incassa più di quanto spende

Ma quando si è creato il fardello del debito pubblico italiano?
Tutto parte nel 1981, in cui accade un evento epocale, che fa da spartiacque nella storia della sovranità economica italiana: il famoso divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Con un atto quasi univoco, cioè una semplice missiva all’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio CiampiAndreatta mette fine alla possibilità del governo di finanziare monetariamente il proprio disavanzo. 
Rimuovendo l’obbligo allora vigente da parte di Palazzo Koch di acquistare i titoli di Stato emessi sul mercato primario, la Banca d’Italia dismette il ruolo di prestatrice di ultima istanza. D’ora in poi, per finanziare la propria spesa pubblica, l’Italia deve attingere ai mercati finanziari privati, con la conseguente esplosione dei tassi d’interesse rispetto a quelli garantiti in precedenza. Ma non solo: viene rivisto il meccanismo di collocamento dei titoli di Stato, introducendo il cosiddetto «prezzo marginale d’asta», che consente agli operatori finanziari di aggiudicarsi i titoli al prezzo più basso tra quelli offerti e, quindi, al tasso di interesse più alto. Ad esempio, se durante un’emissione di 50 miliardi di Btp, 40 vengono aggiudicati a un rendimento del 3%, mentre il restante al 5%, alla fine tutti i 50 miliardi saranno aggiudicati al 5%!
Spread e debito pubblico: fanno ormai parte delle nostre vite, ne sentiamo parlare continuamente, ossessivamente, tanto da preoccuparcene più della disoccupazione giovanile a livelli inverosimili e di una mancata crescita che ormai ci sta traghettando dalla crisi alla recessione. Eppure l’opinione pubblica ha talmente interiorizzato la narrazione mercato-centrica del mainstream che non sembra credere ad altro: siamo stati spendaccioni irresponsabili (PIIGS) e dobbiamo dunque espiare le nostre colpe con una giusta dose di rigore e disciplina. Dunque l’austerity è la giusta – nonché unica – strada da percorrere, così come vuole l’approccio dogmatico del modello economico neoliberista, il tatcheriano «tina», there is no alternative. Abbiamo un debito pubblico intorno al 130% del Pil, secondo in Ue solo a quello della Grecia, per cui meritiamo la condizione di sorvegliati speciali di Bruxelles e di essere dunque defraudati di una nostra politica fiscale autonoma (di quella monetaria siamo già stati privati). È la strada indicata dalla «virtuosa» Germania, esempio di disciplina e rispetto delle regole per noi italiani, così dissoluti e un anche un po’ scostumati.
Gli effetti sono tanto disastrosi quanto immediati: l’ammontare di debito, che nel 1981 era intorno al 58,5%, dopo soli tre anni raddoppia e nel 1994 arriva al 121% del Pil. Come riportato dallo stesso Andreatta alcuni anni dopo, questo stravolgimento strutturale era necessario per salvaguardare i rapporti tra Unione europea e Italia, e per consentire al nostro Paese di aderire allo Sme, ossia l’accordo precursore del sistema Euro. Quando l’Italia fa il suo ingresso nell’Euro non risponde ai parametri del debito pubblico richiesti da Maastricht, ma l’interesse politico e l’artefatto entusiasmo generale per la sua partecipazione hanno la meglio. Sarà la crisi del 2008 a far emergere tutti i limiti e la fallimentarietà di un’area valutaria non ottimale e insostenibile come l’Eurozona: l’Italia, come altri Paesi, senza la possibilità di ricorrere alla svalutazione del cambio, non riesce a recuperare terreno. Il debito pubblico, che finora era rientrato in una fase discendente, passa dal 102,4% al 131,8% del 2017. Una crescita notevole, ma di gran lunga ridimensionata se paragonata all’incremento del debito pubblico di altri Paesi dell’area Euro, come Spagna, Portogallo e la stessa Francia.
TUTTI PUNTANO IL DITO  CONTRO L’ITALIA, MA DAL 2008 SPAGNA, PORTOGALLO E FRANCIA HANNO CONOSCIUTO UN INCREMENTO DEL DEBITO BEN PIÙ FORTE.
Nello stesso arco temporale, infatti, Madrid ha visto il suo debito pubblico schizzare dal 38,5% al 98,3%, il che significa un tasso incrementale di circa il 150%! La crisi non ha risparmiato neanche il vicino Portogallo, che è arrivato lo scorso anno a un livello del debito molto vicino al nostro (125,7%), partendo da un «contenuto» 71,7% del 2008. Eppure i due Paesi iberici hanno sforato ripetute volte il famigerato vincolo del 3% – parametro tanto assiomatico quanto infondato –, permettendo così all’economia di tornare a crescere, a differenza di quella italiana che si è incamminata nel percorso distruttivo dell’austerity. Situazione analoga per la Francia, con un valore del debito pubblico allo scoppiare della crisi inferiore del 70% e che oggi si aggira intorno al 100%, ma senza che ciò le abbia impedito di aumentare la spesa pubblica e il deficit di bilancio, assicurando in questo modo la crescita del Pil. Dunque, sintetizzando, il nostro famigerato debito pubblico è sì più elevato, ma è partito da una situazione di evidente svantaggio, ed è cresciuto in termini percentuali del tutto in linea con l’andamento degli altri Paesi dell’Euro a seguito della crisi; anzi, anche meno di altri, come abbiamo visto, e aggravato dalle politiche di austerity, i cui effetti deprimenti sull’economia sono conclamati. Rimane il problema dei tassi d’interesse (da cui il famigerato spread), da noi più elevati che altrove, proprio a causa delle modalità dei meccanismi di collocamento dei titoli di Stato introdotto a seguito dell’epocale divorzio tra i due istituti finanziari italiani. È stato stimato che in trent’anni abbiamo pagato la colossale cifra di 3mila miliardi di interessi sul debito pubblico! In queste circostanze a nulla valgono gli sforzi fiscali dell’Italia, che registra da quasi trent’anni avanzo primario, ossia quella situazione, del tutto antisociale, per cui lo Stato incassa più di quanto spende, esclusi gli interessi sul debito pubblico. Per onerare il costo del debito, ossia quell’assurda creazione del denaro dal denaro, vengono sottratte risorse finanziarie per servizi pubblici e sostegno alla popolazione in difficoltà. Dunque, una redistribuzione al contrario, dai cittadini ai mercati finanziari. Il tempo delle riforme è ormai improcrastinabile.

Ilaria Bifarini
dal suo Blog

domenica 7 aprile 2019

Una volta per tutte diciamolo: gli oscuri poteri che ci dominano cospirano contro di noi


Sono in corso precise e profonde trasformazioni strutturali dell’ordinamento sociale, su scala mondiale, che la comunicazione politica per le masse non menziona o menziona solo velatamente, senza mai parlare di come esse hanno ridotto il ruolo della politica. Ne menziono qui alcune particolarmente chiare e rilevanti, per poi descrivere i principali fattori che ostacolano il loro pubblico riconoscimento. In compenso, recenti vicende legate alla crisi economica e alla globalizzazione hanno fatto capire all’opinione pubblica che le nazioni sono governate da una oligarchia e non dalle istituzioni ufficiali, sì che non esiste la democrazia e vi è un essenziale conflitto di classe tra governanti e governati indipendente dalla ideologia adottata dai primi.
La prima e più nota delle trasformazioni globale in corso, è sul piano ‘orizzontale’, è la globalizzazione-centralizzazione dei mercati e del potere anche politico e giudiziario, con il conseguente svuotamento-soppiantamento degli Stati nazionali e delle rappresentanze e lealtà nazionali.
La seconda è sul piano ‘verticale’, è il trasferimento  del potere effettivo da soggetti pubblici, visibili e in qualche modo responsabili (politicamente, giudiziariamente), a soggetti privati, non esposti, non responsabili (non eletti, non sindacabili giudiziariamente), che studiano e prendono dietro porte chiuse le grandi decisioni e dirigono i governi da sopra di essi -l’Unione Europea è un ottimo esempio di ciò.

La terza, è che i popoli diventano superflui e ininfluenti perché l’economia finanziarizzata non ha più bisogno, per produrre ricchezza e mantenere il potere costituito, di produrre e vendere grandi quantità di beni reali né eserciti di massa, quindi i cittadini, come lavoratori-consumatori-combattenti hanno perso utilità per il sistema, e con essa rilevanza politica; da qui il diffondersi della povertà e la perdita di diritti dei lavoratori.
La quarta, è la capacità tecnologica, che i manovratori del potere stanno sempre più acquisendo,  di monitorare e influenzare anche biologicamente i singoli e la società, e persino le condizioni metereologiche, con mezzi praticamente irresistibili.
Veniamo ora ai paraocchi, cioè ai principali fattori che, assieme alle armi di distrazione di massa (telerimbecillimento etc.), impediscono all’opinione pubblica di capire come funzionano e come si stanno evolvendo la società e l’ordinamento giuridico, e che così li rendono psicologicamente accettabili alla massa. Infatti la gente non sopporta di sentirsi impotente entro un sistema ingiusto, illegittimo e sopraffattore, quindi accetta ogni aiuto per costruirsi l’illusione di vivere in un sistema complessivamente legittimo, visibile e ben intenzionato.
In primo luogo si tende tuttora a pensare che i processi decisionali e le intenzioni dei soggetti istituzionali, politici ed economici siano quelli dichiarati anziché altri, nascosti e dissimulati – anche se da Machiavelli in poi la politologia insegna che le cose stanno proprio così.
In secondo luogo, si tende a pensare che l’uomo e la collettività e il loro bene siano il fine dell’azione dello Stato, mentre al contrario i detentori del potere ‘tengono’ la collettività come un loro strumento, similmente a come l’allevatore tiene il bestiame; e gli Stati, al loro interno
e nei rapporti internazionali, agiscono non secondo i principi legali ed etici con cui si legittimano, bensì cercando sopraffazione e sfruttamento.

In terzo luogo si tende a pensare che il potere reale coincida col potere ufficialmente visibile e pubblico, istituzionale, controllabile politicamente e giudiziariamente, anziché essere detenuto da soggetti autoreferenziali. non responsabili e scarsamente visibili.
In quarto luogo si tende a pensare che la legalità sia complessivamente osservata soprattutto dai poteri pubblici e delle istituzioni, e difesa dalla giustizia – mentre non è affatto così, anzi prevalgono le pratiche e le decisioni illegali, e il potere giudiziario strutturalmente si occupa  non di difendere la legalità ma di mascherare, legittimare, preservare i rapporti di forza, privilegio e interesse reali, indipendentemente dalla loro illegalità, mantenendo una apparenza di legittimità agli occhi della massa. Bisognerebbe sempre tenere a mente che rispettare le regole, per chi detiene il potere, è un costo.
In quinto luogo, si tende a credere, in conformità al catechismo neoliberale dei mass media e delle istituzioni, che il mercato libero esista, che sia efficiente, e che tenda alla crescita economica, mentre al contrario il mercato non è libero ma controllato da cartelli; non è efficiente, perché non tende ad aumentare la produzione di beni della vita né a prevenire o curare le crisi, ma a produrne in continuazione, per speculare e condizionare i governi grazie ad esse; ed, essendo un mercato dominato dalla finanza, non tende a produrre più ricchezza reale.
In sesto luogo, nella recessione-stagnazione economica si tende a non vedere che esse sono tali solo per la popolazione generale, mentre per l’élite dominante, per i manovratori, esse comportano un grande incremento di ricchezza e potere rispetto alla società complessiva.
I detentori apicali del potere, i pianificatori-manovratori di lungo termine, da qualche decennio si stanno servendo delle dinamiche del capitalismo finanziario che distrugge insieme le sicurezze private e le strutture pubbliche rappresentative dei popoli, nonché della sua capacità di condizionare i comportamenti collettivi e individuali, allo scopo di preparare e attivare gli strumenti per la riduzione della popolazione, dei consumi e delle emissioni: riduzione che pare indispensabile per salvare il pianeta.
In queste ottiche, lo sviluppo economico è stato fermato e avviato alla sua inversione dal cartello mondiale privato della moneta e del credito attraverso la creazione orchestrata di una carestia monetaria,  giustificata con false teorie economiche, e che moltiplica le ricchezze della classe globale dominante diffondendo la povertà nella popolazione generale.
Analogamente, la dinamica (animal spirits) del profitto capitalistico e monopolistico viene sfruttata per creare, attraverso la privatizzazione della produzione e del commercio delle risorse alimentari (terreni, sementi, chimica) nelle mani di un cartello globale, i presupposti per una carenza alimentare generale nel terzo mondo.
Questa condizione orchestrata di carestia alimentare globale, combinata con la carestia monetaria, in una prima fase opera una progressiva estrazione di ricchezza e reddito dalle nazioni (cittadini, imprese, settore pubblico); e, in una seconda fase, prepara la soluzione del problema eco-demografico, appoggiata da farmaci contaminati e contaminanti alimentari nonché ambientali che abbassano le difese immunitarie e la fertilità, minano il sistema nervoso, e innalzano la morbilità soprattutto degenerativa nella popolazione generale.
Il nemico della biosfera, dell’ambiente, ultimamente sono i sette miliardi di sovrappopolazione, coi loro consumi e le loro emissioni e quella sopra sembra essere la cura che è stata pianificata.
Vorrei ricordare quanto sopra a coloro che credono ancora che si possa rilanciare la natalità e lo sviluppo economico.

Marco Della Luna
(dal suo Blog)

L'illustrazione è stata liberamente ripresa da Google in quanto ritenuta di pubblico dominio

sabato 23 marzo 2019

Capitalismo sociale, inventato e perduto dagli europei, è pilastro economico della Cina e ricchezza popolare


Noi siamo abituati a pensare in termini eurocentrici, ma il mondo non è l’Europa, e lo sarà sempre meno se non capiamo politiche economiche che noi stessi abbiamo inventato, ma abbiamo abbandonato. In Cina c’è una “festa salariale”: il governo ha deciso di non tassare stipendi fino a 5.000 Yuan. Ha deciso di inserire detrazioni fiscali importanti se si hanno figli a scuola o genitori a carico. Ha deciso di poter detrarre spese mediche fino a 6.0000 Yuan l’anno (7.500 euro). Facciamo degli esempi: un operaio, da 4.500 Yuan ne prenderà 5.000 (prima era tassato al 10%). Un’impiegata, da 6.000 Yuan ne prenderà 8.000, perché ha figli a scuola e genitori a carico. Un responsabile da 9.300 Yuan che pagava il 25% di tasse avrà solo 31 Yuan di trattenute, perché ha un figlio a scuola e sta pagando un mutuo. Queste detrazioni diminuiranno se gli stipendi saranno accumulati oltre una certa misura, invogliando i lavoratori a fare spese per la propria famiglia. Cosa sta veramente facendo il governo cinese? Sta ponendo le basi per un welfare, attraverso la leva fiscale, che ha come scopo dare tranquillità salariale ai lavoratori cinesi.
I cinesi non dovranno più preoccuparsi di aumentare il risparmio precauzionale. Stanno, in questo modo, orientando i consumi verso il mercato interno; e di conseguenza, anche il lavoro e la produzione saranno dedicati a questo mercato. Far crescere il salario sociale delle varie classi di lavoratori ha lo scopo di proteggersi dalle crisi sistemiche tipiche dell’Occidente, attraverso la crescita della domanda interna e un minor apporto di lavoro per le esportazioni. Cioè l’esatto contrario della strategia ordoliberista dell’Unione Europea.
Il governo, con queste misure, aumenterà il rapporto deficit/Pil al 2,8%, ma molti analisti pensano che il Consiglio di Stato porterà il deficit/Pil al 5%, per rispondere alle crisi mondiali che sembrano convergere fra loro, in una specie di super-massa, o super-bolla.
Aumentando il debito pubblico e diminuendo il risparmio precauzionale depositato dai cittadini, la banche pubbliche dirotteranno i loro enormi attivi verso la spesa pubblica e non più a investimenti privati che provocano, ormai da tempo, sovrapproduzione. L’impatto delle misure lo vedremo nei prossimi mesi. In buona sostanza, il governo cinese vuole evitare i danni che il capitalismo spinto produce, vuole distribuire i suoi frutti e armonizzarlo in un capitalismo più sociale, cosa che nel laboratorio-Italia si stava facendo, negli anni ‘60 del secolo scorso. Questa dinamica di crescita del mercato interno cinese potrebbe generare una crescita anche nel resto del mondo, in quota parte, per i prodotti che importeranno. Gli Usa hanno capito la posta in gioco, e non a caso premono per entrare in questo mercato. In Europa invece sono tutti intenti a varare norme e regole che strozzano i salariati: un continente che ormai vive in un altro mondo, e dallo stesso sarà buttato fuori.

Roberto Alice
Articolo “Mercato interno”, dal blog del Movimento Roosevelt del 4 marzo 2019
Roberto Alice è appassionato studioso di economia e collaboratore del blog “Scenari Economici” diretto da Antonio Maria Rinaldi

Testo e foto da Libre Idee