domenica 14 dicembre 2014

Pagate le tasse? La mafia ringrazia

Pagate le tasse senza discutere! Sono per la mafia e per la partitocrazia! Ormai è sotto gli occhi di tutti: le tasse che paghiamo vanno in mano ai ladri della politica, delle istituzioni, della burocrazia, delle mafie, che le usano soprattutto per arricchirsi, senza curarsi di spenderle bene e utilmente, nell’interesse collettivo. A Roma era così già 50 anni fa. E’ la costante nazionale, il carattere essenziale e immutabile dello Stato italiano. Rubare è lo scopo per cui si fa politica, e il mezzo con cui si fapolitica, è il criterio con cui si fa carriera in politica e nell’apparato pubblico e partecipato. In questo quadro, i divieti all’uso del contante, l’imposizione di tenere i soldi in banca e di rendersi completamente tracciabili, col fisco che ti fa i conti in tasca e ti manda la dichiarazione dei redditi a casa, come se l’evasione fiscale dipendesse dall’uso del contante nelle transazioni spicciole, è un modo per consentire alla casta di saccheggiare direttamente e senza difese il cittadino, e per le banche di lucrare su ogni transazione, cumulativamente: 100 pagamenti di 100 euro l’uno, a 1,5 euro di commissioni, fanno guadagnare alla banca 150 euro, se fatti con la carta di credito, e zero, se fatti per contanti.
Il principio della rappresentanza democratica parlamentare è clamorosamente e definitivamente fallito sia perché il paese non ha più autonomia politica nelle cose che contano, sia perché i rappresentanti rappresentano le segreterie affaristiche che linominano, e vanno contro gli interessi dei rappresentati. Fino agli anni ’80 questo sistema di potere si notava meno, faceva danni sopportabili e compatibili con un certo sviluppo del paese, con un certo benessere, garantito da una spirale costruttiva di investimenti e consumi, grazie al fatto che allora la banca centrale e i vincoli di portafoglio delle banche ordinarie garantivano il finanziamento del debito pubblico a tassi sostenibili escludendo il rischio di default. E grazie al fatto che le banche ordinarie si dedicavano all’economia reale anziché alle speculazioni finanziarie e alle truffe ai risparmiatori. E grazie al cambio flessibile.
Oggi gli uomini della buro-partitocrazia sono tutti in pasta, trasversalmente, tra loro e con la mafia. Sono tutti nella criminalità organizzata. Quelli che non lo sono direttamente e attivamente, lo sono comunque, perché consapevolmente e volontariamente fanno parte di quel mondo. Quindi sono corresponsabili. Non ci sono onesti, solo finti tonti. Questo sistema ovviamente non si lascia cambiare dal suo interno, perché occupa i canali elettorali, mediatici, istituzionali, e in buona parte anche quelli giudiziari (molti arrestati di oggi sono assolti di ieri); e l’“esterno”, cioè l’“Europa”, la Germania, trae profitto epotere economici proprio da questa situazione. E’ quindi chiaro che questa gente, questa casta, questa cupola nazionale non la si abbatterà mai con le leggi, i tribunali, l’indignazione popolare, anzi continuerà a tramandare il sistema alle nuove leve. Non la si potrà mai abbattere con strumenti interni all’ordinamento dello Stato, che essa occupa. La potrebbero fermare solo mezzi rivoluzionari, solo la ghigliottina. Oppure un padrone straniero che la sostituisca e prenda direttamente in mano la gestione amministrativa del paese – ovviamente nel suo proprio interesse.
I leader carismatici proposti al pubblico possono essere “puliti” di faccia, ma gli apparati dei loro partiti sono tutto un cupolone, funzionano in quel modo, quindi nessun governo potrà cambiare questo sistema. Con le loro migliaia di società partecipate e di Onlus mai contabilmente controllate che ricevono e spartiscono i miliardi del business dell’accoglienza. Renzi, che invoca giustizia e promette pulizia, finge di non conoscere che cosa sono gli apparati dei partiti e di non sapere che, se si mettesse di traverso, semplicemente verrebbe sostituito. E infatti le principali componenti della partitocrazia, superando l’ipocrita distinzione maggioranza-opposizione, si accordano tra loro sulle riforme del sistema elettorale e del Senato, riforme concepite per proteggere e rafforzare il sistema stesso. E così alla Camera resta il sistema dei nominati: possono divenire deputati solo i graditi dei segretari dei partiti. La riforma del Senato mette quest’ultimo ancora di più nelle mani dei segretari, i quali vi collocheranno nominati regionali e comunali – cioè elementi presi dagli ambiti più ladreschi dell’apparato – dotandoli così di ciò che resta dell’immunità parlamentare.
Intanto, il governo ha allontanato il commissario alla spending review, Cottarelli, che aveva ardito raccomandare la soppressione di 6.000 società partecipate mangiasoldi, una indispensabile greppia di consenso per la partitocrazia. Le condizioni degli italiani – tassazione, recessione, disoccupazione – continueranno perciò a peggiorare e peggiorare e peggiorare, finché questi non insorgeranno con le armi e non faranno fuori materialmente la casta parassita e criminale, o quella parte di essa che non riuscirà a fuggire all’estero. Ma non lo faranno mai: in parte emigrano, in maggioranza restano a subire o a raccontarsi le favole, aspettando il padrone straniero, e di vendersi a lui. Dopotutto, è questa la storica tradizione del Belpaese.
Marco Della Luna, “Le tasse ai ladri e alla mafia”, dal blog di Della Luna dell’8 dicembre 2014

martedì 25 novembre 2014

Cappellani militari e insegnanti di religione: gli sprechi dello Stato e gli sfruttatori vaticani

Premettiamo una cosa nel contesto basilare: i cattolici praticanti in Italia sono poco più di 7 milioni e non il 98% della popolazione, come invece dichiara il clero conteggiando, in malafede, tutti gli iscritti nei registri parrocchiali dei battezzati. Questo dato si può approfondire leggendo l’articolo “Il falso dato sul numero dei credenti cattolici in Italia. Istruzioni per sbattezzarsi” reperibile al link: http://elnino.blog.tiscali.it/2011/08/22/il-falso-dato-sul-numero-dei-credenti-cattolici-in-italia-istruzioni-per-sbattezzarsi/
Il dato qui sopra premesso è fondamentale per capire l’origine e la forza dello sfruttamento vaticano nelle esorbitanti spese per cappellani militari e insegnanti di religione (oltre altre pretese economiche di vario genere), basato sulla falsa dichiarazione del numero dei fedeli cattolici che rappresenterebbero il 98% degli italiani. La pretenziosa e saccente forza vaticana alla base è il ricatto della capacità presunta di orientare il voto, terrorizzando i partiti della pagnotta e delle poltrone.
Un’altra chiarificazione doverosa è che la maschera del Concordato nel caso di Cappellani militari e insegnanti di religione non ha alcun fondamento, non essendo cvostoro da esso regolamentati né nemmeno nominati.
Ma quanto costa in totale, annualmente, allo Stato italiano la cura spirituale dei militari? Quasi 17 milioni di euro. Questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici (solo questi ultimi pesano 2 milioni di euro l’anno).
I cappellani in attività sono 134 e i loro stipendi, equiparati a quelli dei generali, ammontano a 6 milioni e 300 mila euro. 
L’importo annuo lordo del trattamento pensionistico ordinario dei cappellani dovrebbe ammontare a circa 43 mila euro lordi (il “dovrebbe” è dovuto al fatto che su queste cifre al Ministero della Difesa sul questo genere di cifre si mantiene il più stretto riserbo). Considerando che i cappellani che sono andati in pensione negli ultimi 20 anni sono 156, l’importo complessivo è di 6 milioni e 700mila euro.
Ma c’è di più: i cappellani non solo ricevono gli stipendi dallo Stato italiano, ma possono maturare la pensione (sempre elargita dallo Stato italiano) in anticipo rispetto agli altri lavoratori dipendenti e rispetto ai militari di pari grado e non mancano nemmeno casi di baby-pensionati.
Il prelato, infatti, che porta a casa la stessa busta paga di un generale di brigata in congedo, ha diritto a una pensione fino a 4 mila euro al mese. Questo nonostante abbia scandalosamente prestato servizio per soli 3 anni. Per approfondimenti, vi consiglio di consultare il link: http://www.lanotiziagiornale.it/cappellani-a-peso-doro-costano-come-i-generali/
E passiamo ai professori di religione.
Nell'anno scolastico 2009/10, in Italia vi erano 26.326 insegnanti di religione, con un aumento del 4% (nonostante il calo del numero di alunni e, di conseguenza, di aule) rispetto a quelli dell'anno scolastico 2008/9. Quelli di ruolo erano 12.446 e i precari con incarico annuale 13.880.
Gli insegnanti di religione, al pari di tutti gli altri insegnanti, sono retribuiti dal MIUR (Ministero Istruzione, Università e Ricerca). Il costo annuo a carico dello Stato per la loro retribuzione, nel solo 2008, è stato di ben 800 milioni di euro, pari a circa il 2% della spesa complessiva della scuola italiana, che è di circa 42,5 miliardi).
Altra informazione poco diffusa dai media è che, prima del concorso per l'immissione in ruolo del 2004, la totalità dei docenti di religione veniva nominata su segnalazione della curia diocesana al dirigente scolastico, che normalmente confermava la nomina. Il contratto era annuale e non esisteva uno statuto giuridico di ruolo, al contrario dei docenti delle altre materie.
La legge 186 del 18 luglio 2003, tanto per fare un ulteriore favore alla mafia vaticana, ha previsto l'entrata in ruolo, previo concorso abilitativo, di circa quindicimila insegnanti (sui circa venticinquemila complessivi), a copertura del 70% delle ore di insegnamento, rendendo il docente "organicamente inserito nei ruoli della scuola e non più soggetto ai caroselli degli incarichi annuali" (affermazione del ministro Giuseppe Fioroni, 6 marzo 2007).
La nomina del restante 30% è lasciata alla discrezione della Curia diocesana e alla conferma del dirigente scolastico.
L'autorità diocesana si riserva, comunque, di revocare l'idoneità dell'insegnante vincitore del concorso per alcuni gravi motivi (leggi: minacce e ricatto), come incapacità didattica o pedagogica, e/o condotta morale non coerente con l'insegnamento.
In totale, cappellani militari e insegnanti di religione, facendo un po’ di conti, costano agli italiani (cattolici e non) attorno ai 18 milioni di euro annui, pari a una somma intorno ai 35.000 miliardi delle vecchie lire. Una somma astronomica che, se dirottata diversamente, salverebbe stato sociale, pensioni, sanità, istruzione etc etc.
Altra assurdità lampantemente anticostituzionale è che, pur dichiarando per legge facoltativa la partecipazione dell’alunno alle lezioni di religione, gli studenti che vi partecipano hanno diritto a crediti formativi da far valere agli esami di maturità.
Ad onor del vero, gli alunni che non frequentano l’ora di religione potrebbero frequentare, all’interno della stessa scuola, attività alternative organizzate per mettere insieme crediti formativi per la maturità. Questo però, demagogicamente, solo sulla carta, visto i sensibili tagli dei fondi destinati all’istruzione, ormai ridotti talmente al lumicino da non consentire nemmeno l’acquisto della carte per la fotocopiatrice.
A questo punto, urge la risposta alle domande: “L’Italia è uno Stato laico e libero?” e, inoltre, “Gli italiani hanno diritto al reinvestimento dei loro esborsi fiscali in attività atte a migliorargli la qualità della vita, lasciando ai fedeli (e solo ai fedeli) delle varie religioni il sostentamento del proprio clero?”
Le invasioni di convenienza bigotta nel nostro Stato laico non possono più essere ammesse, soprattutto in periodo di crisi profonda, dove i preti si abbuffano e i cittadini sono ridotti allo stremo, in salute e per fame.
Nino Caliendo
Approfondimenti, dati e notizie da:
1.     Wikipedia Encyclopedia
7.     D.M. 42/2005, D.M. 37/2006 e D.M. 61/2007
12.  Articolo su Repubblica del 27 agosto 2008.
21.  Scelto dal 9,7% degli interessati, secondo la CEI
22.  Scelto dal 18,8% degli interessati, secondo la CEI
23.  Scelto dal 24% degli interessati, secondo la CEI
24.  Scelto dal 47,5% degli interessati, secondo la CEI
25.  Scelte possibili, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. URL consultato il 6 luglio 2010.
26.  Indice delle pronunce della Corte Costituzionale. URL consultato il 17 ottobre 2010.
27.  DA QUANTI STUDENTI È FREQUENTATA?, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. URL consultato il 6 luglio 2010.
33.  Legge n. 121 del 25 marzo 1985, Art. 9.2
34.  CM n.9/91e D.P.R. n.175 del 20/08/2012 punto 2.1.a
35.  Circolare Ministeriale n. 18 del 4 luglio 2013
36.  c.m. 368 del 1985
37.  Sentenza della sesta sezione del Consiglio di Stato, n. 2749/2010
38.  Circolare ministeriale 129
39.  Circolare ministeriale 129/86 e 130/86
40.  Circolare ministeriale 130
41.  Ordinanza ministeriale n° 13 dell'anno scolastico 2012-2013, art. 8.14
42.  Tali attività sono valutabili ai fini del punteggio, in base alla nota 6 alla tabella di valutazione allegata al D.M. n. 131 del 13.6.2007, consultabile a questa pagina
43.  Le organizzazioni di insegnanti sostengono che tali attività devono essere valutate anche all'interno delle Graduatorie ad esaurimento, in quanto il reclutamento del docente avviene, così come per tutte le altre attività di supplenza, secondo la relativa graduatoria e quindi secondo il principio del “merito”. Vedi Orizzonte Scuola
44.  Sentenze del Tar Lazio n. 33433 (15 novembre 2010) e n.924 (1º febbraio 2011)
45.  DPR 122/09 che riconosce al docente lo stesso ruolo degli altri docenti
46.  Vedi tabella riassuntiva a cura di Pisci Alberto dell'Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiosedal sito delle elledici.
47.  V. in particolare L'Espresso del 10 settembre 1989, dove scrive: "Perché i ragazzi debbono sapere tutto degli dei di Omero e pochissimo di Mosè? Perché debbono conoscere la Divina Commedia e non il Cantico dei Cantici (anche perché senza Salomone non si capisce Dante)?"
49.  Maria Bonafede, Ora islamica? Meglio una scuola laica e pluralista, chiesavaldese.org. URL consultato il 7 luglio 2010.
50.  COME VENGONO SCELTI GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE?, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. URL consultato il 6 luglio 2010.
51.  Progetto ora alternativa, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. URL consultato il 6 luglio 2010.
52.  V. Saverio Santamaita, Storia della Scuola, Milano 1999, p. 48.
54.  Salvo Intravaia, In un anno 4% di insegnanti in meno, ma i prof di religione sono ancora in crescita in la Repubblica, 02 luglio 2010. URL consultato il 13 luglio 2010.
55.  Il "taglione" del Governo cancella 40.000 cattedre, salvi solo i prof di religione in La Tecnica della Scuola, 06 luglio 2010. URL consultato il 3 dicembre 2010.
56.  Insegnamento della religione cattolica sul sito http://www.chiesacattolica.it, sezione "Educazione, Scuola e Ricerca"
59.  Ora di Religione, dell'UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
62.  Testo della legge 18 luglio 2003, n. 186, relativa al concorso per l'immissione in ruolo
63.  Annuario della CEI circa l'IRC relativo al 2008/2009

domenica 2 novembre 2014

Massacro sociale: i nazisti erano meno subdoli

Quattro milioni e 68.250 persone, in Italia, costrette a chiedere aiuto per mangiare nel 2013, con un aumento del 10% cento sull’anno precedente. Lo ha calcolato la Coldiretti, sulla base della relazione che riguarda il “Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti” realizzato dall’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, in riferimento ai dati Istat sulle famiglie senza redditi da lavoro. Numero approssimato per difetto: tiene conto soltanto di chi ha chiesto aiuto attraverso canali più o meno ufficiali, trascurando chi si è rivolto a famiglie, genitori e amici. «Se mettessimo in fila quelle persone, dando a ciascuna soltanto mezzo metro di spazio, si formerebbe una fila che parte da Reggio Calabria e finisce a Bruxelles», scrive “Come Don Chisciotte”. Bruxelles, cioè la città «in cui ha sede il meccanismo di dominazione tirannica basato sullo smantellamento delle istituzioni democratiche e sull’impoverimento generalizzato che si definisce Unione Europea».
«Facciamo ora uno sforzo più grande, e immaginiamo di prendere non solo gli italiani che grazie ai destini magnifici e progressivi dell’Europa reale hanno dovuto calpestare la propria dignità per avere un piatto di minestra, ma quelli di tutti i paesi che aderiscono all’Ue, ridotti in miseria dalla moneta unica. A quel punto – continua il blog – il continente che un tempo possedeva il più avanzato e inclusivo sistema di welfare, e per questo era universalmente stimato e rispettato come quello in cui la sua civiltà millenaria si esprimeva al livello più alto, si vedrebbe attraversato in ogni direzione da file di diseredati, lunghe migliaia e migliaia di chilometri». Se i progetti grandiosi della Ue, come i cosiddetti corridoi ferroviari trans-europei ad alta velocità che avrebbero dovuto attraversare il continente sono rimasti in gran parte sulla sulla carta, in compenso «l’Europa reale ha realizzato file ancora più lunghe di poveri, disoccupati e affamati». Statistica: «Solo la più sanguinosa delle guerre, quella combattuta dal 1939 al 1945, è stata capace di produrre qualcosa di simile. Malgrado le armi convenzionali non siano finora entrate in gioco, le conseguenze della moneta unica sono di entità simile a quelle proprie di un evento bellico di tale portata».
Come ormai sostengono diverse fonti autorevoli, negli Stati che dovrebbero essere affratellati dai trattati di unione si sta effettivamente combattendo una guerra, anche se non con i mezzi corazzati, ma con gli strumenti della finanza. «Che sono forse più micidiali, essendo capaci di produrre danni ancora maggiori». Tutto questo per che cosa? «Per dare soddisfazione alla patologia di accumulazione compulsiva di un branco di oligarchi, e il doveroso compenso ai politici non eletti da nessuno al loro servizio», e anche «per il prestigio politico da essi speso nella realizzazione del più micidiale strumento di devastazione sociale e istituzionale oggi conosciuto, quello che risponde al nome di Euro». Di fronte a un disastro simile, «causato deliberatamente», il capo del terzo “governo fantoccio” che si succede in Italia in poco più di due anni, Matteo Renzi, «non trova di meglio che rispondere con l’elemosina degli 80 euro», che dovranno essere ripagati «mediante misure più costose e permanenti, come al solito a spese dei redditi medio-bassi».
“L’elemosina” va comunque a chi ha già una busta paga, per quanto misera: viceversa, «chi non ha niente, ovvero il milione e più di famiglie che non percepiscono reddito da lavoro alcuno, sempre certificato dall’Istat, niente avrà». Questo, «in base alla logica consolidata negli anni che prevede di abbandonare al proprio destino la fascia dei più bisognosi, di giorno in giorno più ampia: se non si ha nulla, nulla si ha da pretendere e tantomeno da offrire». E’ la politica sociale «dei partiti di falsa sinistra, da decenni intenta alla spoliazione e all’impoverimento generalizzato dei ceti subalterni». Quei partiti, secondo “Come Don Chisciotte”, «hanno definitivamente sancito l’assenza di qualunque volontà di porre un benché minimo rimedio alle conseguenze delle loro politiche scellerate», ossia «l’essersi messi al servizio delle élite per eseguire le politiche più oltranziste della destra finanziaria», il capitalismo assoluto. «Si perviene così a una forma di dissociazione dalla realtà in base a ordini superiori, quelli provenienti dai vertici del partito, che a prima vista potrebbe apparire patetica ma in realtà è ignobile e vergognosa», perché «se si agisce in modo tale da favorire l’aggravarsi delle condizioni generali, oltretutto su mandato di poteri esterni al proprio paese», allora «ci si assumono responsabilità enormi». .
“Come Don Chisciotte” traccia un parallelo tra «l’attività ademocratica e antisociale della politica attuale» e il comportamento dei magnate degli inizi del secolo scorso, come Rockefeller: «Per il loro arricchimento personale, e migliorare la competitività della propria impresa, non hanno esitato a ordinare che donne e bambini fossero trucidati: erano le famiglie dei lavoratori impiegati nelle miniere del Colorado che chiedevano condizioni di vita meno disumane». Gli autori della restaurazione iper-capitalistica e della conseguente macelleria sociale oggi in atto sono «come nazisti e moderni Mengele». “Nazista” è parola assurta a sinonimo universale della crudeltà peggiore e della negazione per il valore e l’intangibilità della vita umana: nel mondo occidentale, si viene ammaestrati fin dalla più tenera età a riconoscere il nazismo come il male assoluto per definizione. Ma i “nazisti” di oggi si riparano dietro al “frame” della persuasione occulta: il sangue non si vede, la strage non viene percepita subito. Perfino gli esiti quotidiani del disastro-Europa «diventano controversi e di interpretazione incerta,malgrado ciascuno si ritrovi con meno soldi in tasca e un potere d’acquisto ridotto ai minimi termini», la prole disoccupata o precaria.
La potente manipolazione mediatica rende gli individui incapaci di stabilire «persino il più elementare legame di causa ed effetto». Eppure, il «massacro sociale odierno» va oltre il nazismo, secondo “Come Don Chisciotte”: «Infatti il nazismo, come tutte le altre dittature dello scorso secolo, in primo luogo agiva in nome e per conto del proprio Stato o parte di esso, sia pure con metodi condannevoli. La classe politica di oggi, invece, opera su mandato di poteri esterni, dei quali si è fatta collaborazionista, o meglio fantoccio». Soprattutto, «il nazismo riconosceva la propria natura e non aveva problemi a palesarla». Viceversa, «i moderni sgherri dell’assolutismo iper-capitalista si mascherano vilmente dietro le loro teorie deliranti», palesemente insostenibili ma «ripetute fino a renderle i dogmi su cui si basa il lavaggio del cervello di massa». E questo avviene «dietro la facciata delle istituzioni democratiche che nel frattempo hanno provveduto a sovvertire, svuotandole del loro contenuto originario, con lo scopo di trasformarle negli strumenti atti a giungere agli obiettivi di dominazione assoluta che si sono prefissi».
Si adotta questo modello, oggi, grazie alla consapevolezza «che proprio l’essersi palesate in quanto tali è stato il primo punto debole di quelle dittature», all’epoca «finanziate molto generosamente dalle banche controllate da chi oggi persegue il disegno di dominazione globale». Proprio «la necessità di tenere nascosto quel disegno, per non renderlo riconoscibile fino al suo compimento definitivo, sta a testimoniare il valore che chi lo ha attuato è il primo ad attribuirgli: il che equivale a una piena e inappellabile confessione di colpevolezza». In più, le guerre di allora erano dichiarate e combatture alla luce del sole. «I tiranni di oggi invece muovono guerre invisibili ma ancora più micidiali, che sovente hanno per vittima il loro stesso Stato». Se e quando il popolo se ne accorge, «è troppo tardi per rimediare». Per di più, «la tirannide attuale ritiene di poter fare a meno di una qualsiasi base di consenso che non sia quella dell’1%, cosa che le permette di colpire indiscriminatamente qualunque ceto sociale e di porsi come obiettivo la distruzione totale di tutto ciò che possa essere assimilato a una qualche forma di welfare». Al contrario, «le dittature storiche ricercavano comunque un consenso, il che le portava a realizzare opere di valore sociale, sia pure per motivi demagogici e inserite nel contesto delle loro politiche totalitarie».
Per “Come Come Don Chisciotte”, dunque, «definire nazisti gli autori dell’odierno massacro sociale è fuorviante, ma soprattutto riduttivo». Il perché ce lo spiega George Orwell, nel suo capolavoro “1984”, in cui denuncia i problemi di percezione indotti dalla manipolazione linguistica, un deficit cognitivo che porta al blackout mentale e all’incapacità di articolare un’autodifesa fondata sul pensiero critico. «Assieme alla negazione sistematica della realtà e alla riscrittura altrettanto sistematica del passato, proprio questo va a costituire l’architrave dell’ordinamento tirannico descritto dallo scrittore inglese, cui non a caso la realtà di oggi rassomiglia in maniera sempre più evidente». E’ urgente che «qualche intellettuale di buona volontà si sforzi per coniare un neologismo», un termine «che condensi in sé tutta l’enorme e inedita carica di vile malvagità insita nel disegno restaurativo dell’assolutismo capitalista e dei suoi esecutori», in modo da incidere nell’immaginario comune. «Fino ad allora non sarà possibile far sì che l’opinione pubblica si renda conto fino in fondo di quanto sta avvenendo».
Tratto da: Idee Libre

giovedì 30 ottobre 2014

Marchionne: bugiardo, criminale, ma con una mente avanti di 20 anni

Era circa il “1500” quando io avvisai il popolo bue italiano, e le scimmiette cagnetti del M5S e del “Fatto Quotidiano”, sugli Inversion Deals e la Fiat.
Pazienza, dai, non si può ribadire in eterno l’anagrafe del pollaio puzzoso coi galletti-chiccirichì dei blog dei soliti noti “informatori” italiani.
Stiamo sui fatti. La Fiat è oggi guidata da un uomo, Marchionne, che ha una testa stratosferica, ha pochi rivali al mondo nella comprensione del capitalismo industriale e finanziario. Poi è una merda, perché mente agli operai italiani in modo vomitevole: «Recupereremo i posti di lavoro degli stabilimenti italiani», ha detto, quando sa benissimo che ogni singola mossa Fiat va nella direzione di kosovizzare quegli stabilimenti, cioè di mantenerli aperti solo se la base salariale italiana verrà depressa a livello albanese con annessi diritti sindacali (cosa cui penserà il Pd – leggi punto B). In ogni caso, le mosse di Marchionne sono state geniali:
A) Un Inversion Deal fra i più spettacolari del mondo, cioè la sede in Olanda e le tasse si pagano in Gran Bretagna. L’Italia, da cui quelle merde degli Agnelli hanno ciucciato il ciucciabile per quasi un  secolo a spese di milioni di disgraziati e del Tesoro, si fotta. Good Bye e neppure un grazie.
B) Ha capito che fra mezz’ora la Cina produrrà roba tipo le Panda o Punto 20 volte più accessoriate e venti volte meno costose della Fiat, e ha compreso che lì non esiste gara. La Fiat deve buttarsi sul mercato alto del lusso, Suv, high-performance (Maserati) super technology software-driven vehicles, che la Cina non saprà fare per altri 40 anni.
C) Con Chrysler, che per ora tira sui bull marketsdelle equities, Marchionne piazzerà sulla borsa di NY le azioni degli azionisti Fiat che col diritto di recesso decidono di non partecipare alla nuova avventura, zero problemi. Dopo l’alluvione di liquidità del Qe di Bernanke i compratori sono garantiti, quindi il nostro non ci perderà nulla (e forse ci screma un profitto).
D) Poi ha piazzato, fra le minuscole righe di quei contratti di 6.000 pagine, una clausoletta che si chiama “garantire a certi soci il voto doppio”, e indovinate chi sono i principali? Ma gli Agnelli ovvio, cioè la loro finanziaria Exor, tanto per non dimenticarsi mai di chi è il padrone.
E) Ha capito che l’Eurozona – cioè l’alchimia criminosa di un progetto Neofeudale franco-tedesco naufragato nelle fogne assieme al peggior banchiere centrale mai esistito, Draghi, e dove gli inglesi si sono tenuti accortamente fuori (con tutta la City!) –  conta già, come mercato, come conta un bagnino di Rimini nel consiglio d’amministrazione della Sony Corp.
E quindi, viaaaaa….. ciao ciao! Un capolavoro. Marchionne è una merda, ma cazzo ha una testa che ne avessimo anche solo tre così noi “attivisti” (puzzoni) avremmo già vinto da 30 anni. Onore al merito.
Paolo Barnard, “Non si può non ammirare Marchionne: bugiardo, criminale, ma una mente avanti 20 anni a tutti”, dal blog di Barnard del 24 agosto 2014

sabato 2 giugno 2012

La piaga vaticana



Una Vatican Connection, i cui fili uniscono in una trama ferrea le inverecondie politico-affaristiche della prima e della seconda Repubblica italiana. Senza dover tornare troppo indietro fino a Sindona, all’Ambrosiano, alla P2 o al riciclaggio nel Torrione di Niccolò V della tangente Enimont, madre di tutte le tangenti della prima Repubblica, basta ripercorrere le vicende che hanno segnato i tre lustri del berlusconismo per tracciare un compendio quasi completo degli scandali italici transitati in qualche modo nel Cortile di San Damaso. Dalla Protezione Civile ai Grandi Eventi, dai Furbetti del Quartierino capitanati dal pio legionario di Cristo Antonio Fazio, intimo del cardinal Gian Battista Re, alla P3 e alla P4; dal San Raffaele di don Verzé al grumo di interessi immobiliari di Propaganda Fide. In una folla di cardinali e faccendieri, ministri e affaristi, Gentiluomini di Sua Santità e bancarottieri, opuisdeisti e massoni, cilici e compassi.
«Ma perché - arriva a chiedersi un prete di base come don Paolo Farinella - il Vaticano appoggia sempre i corrotti, i corruttori, i ladri e i manipolatori di coscienze? Perché si affida a Gianni Letta, coordinatore della rete di corruttela?». Sì, Gianni Letta, che il Segretario di Stato Tarcisio Bertone definisce «il nostro ambasciatore presso lo Stato italiano», e la sua corte di disinvolti grand commis, di generali felloni e di spudorati faccendieri. Non solo il ben noto Luigi Bisignani (che ha da poco patteggiato un anno e sette mesi di reclusione per lo scandalo P4), il quale si occupò del lavaggio della maxitangente Enimont e curava il conto “Omissis” di Giulio Andreotti allo Ior, ma anche l’altra eminenza grigia dell’ultimo decennio: il signore degli appalti truccati Angelo Balducci, il Gentiluomo di Sua Santità versato non solo nella corruttela del denaro e del potere, ma anche in quella indotta dalle sue abitudini sessuali, che ha rivelato persino l’onta di un giro di prostituzione maschile all’interno delle mura leonine, quelle che difesero San Pietro dai musulmani. «Angelo - gli sussurrava al telefono (registrato dai magistrati - ndr) il corista vaticano che gli procurava la “merce” tra i seminaristi - non ti dico altro: è alto due metri per 97 chili, 33 anni, completamente attivo»; «Ho un tedesco appena arrivato o vuoi stare col norvegese?». 
Questo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici prima dell’arresto e dell’espulsione dai Gentiluomini di cui faceva parte già dal 1995, dieci anni prima di Gianni Letta, titolare di un conto assai movimentato allo Ior, assurge definitivamente a fiduciario vaticano in occasione del Giubileo dell’anno 2000 al seguito del cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione, che lo nomina supervisore delle ristrutturazioni e delle manutenzioni dell’immenso patrimonio immobiliare di Propaganda Fide. Un centro di potere e di affari opachi senza eguale. Ne fa una sorta di agenzia immobiliare per i potenti a condizioni di favore. Se un ministro come Pietro Lunardi vuole fare un business sicuro, Balducci gli procura un palazzetto di mille metri quadrati in via dei Prefetti a prezzo d’affezione. A chi non compra, Propaganda Fide fornisce appartamenti nelle zone storiche di Roma e Diego Anemone, l’imprenditore protagonista tra l’altro dello scandalo degli appalti del G8 della Maddalena (che comprò l’appartamento del ministro Scajola “a sua insaputa”), costato agli italiani alcune centinaia di milioni di euro, introdotto da anni in Vaticano da Balducci tramite monsignor Francesco Camaldo, ex segretario del cardinale Ugo Poletti e capo del cerimoniale pontificio, li ristruttura gratis et amore Dei. 
Intorno a lui, un sabba di prelati piuttosto sinistri. Da don Piero Vergari, priore della Basilica di Sant’Apollinare (dove fu sepolto il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis) indagato per il rapimento di Emanuela Orlandi, a don Evaldo Biasini, economo dei missionari del Preziosissimo Sangue e gestore della cassaforte nera di Anemone e Balducci.
È in una reggia concessa da Propaganda Fide, residenza di Bruno Vespa e di Augusta Iannini nei pressi di piazza di Spagna, che nel luglio 2010 il cardinal Bertone, ospite con Berlusconi, Gianni Letta e Cesare Geronzi, cerca di convincere Pier Ferdinando Casini a salvare il governo del Cavaliere e con lui gli interessi della Chiesa. Sulla terrazza che guarda Roma c’è anche l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che forse capisce un po’ tardivamente di cosa si tratta e, con una scusa, lascia il convivio appena può. Gli altri commensali sono più intimi. Col segretario di Stato vaticano, che celebrò le nozze di una delle sue figlie, Geronzi si da del tu. 
Letta è Gentiluomo di Sua Santità, un’armata di uomini in frac e collare d’oro, già denominati Cavalieri di Spada e Cappa, utili per «tante nascoste mansioni», come disse papa Ratzinger ricevendoli e non cogliendo l’allusione che, visti i fatti, in italiano non risulta molto commendevole. L’ordine riunisce i massimi dignitari laici della “famiglia pontificia”, per gran parte italiani, un centinaio, non di rado inseguiti dalla giustizia, come già capitò al massone Umberto Ortolani, gentiluomo - si fa per dire - del Papa e al tempo stesso capo della Loggia massonica P2 in condominio con Licio Gelli. Tre di loro figurano oggi nel solo scandalo degli appalti per i Grandi Eventi. Gli stranieri non elevano peraltro il tasso di moralità del club, visto che vi figura, tra gli altri, Herbert Batliner, il re delle fiduciarie offshore, coinvolto nella storia della Banca Rasini, di cui fu direttore Luigi Berlusconi, papà dell’ex premier, definita lo sportello della mafia e del Vaticano. E poi rilevata da Gianpiero Fiorani, l’ex banchiere che faceva costosi presenti alla consorte dell’ex pio governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e, a suo dire, finanziava in nero il cardinale Castillo Lara, i Legionari di Cristo e la Lega di Bossi impantanata nello scandalo Credieuronord. Quanto a Guido Bertolaso, per anni pilastro vanaglorioso del sistema Letta-Bisignani- Balducci, pare che non figuri nella lista dei pii uomini in frac, ma non aveva comunque problemi, con tutti gli appalti che gestiva senza controlli, a ottenere dal collaboratore Memores Domini del cardinal Sepe il quartierino in via Giulia, ideale per i suoi massaggi alla schiena. Anche lui è uno di famiglia: la sorella Marta è nel Campus biomedico dell’Opus Dei, il fratello Emanuele nel Consiglio regionale per l’Austria della prelatura.
Dagli appalti del G8 della Maddalena alla corruzione internazionale di Finmeccanica. «Ieri sera ho parlato con Bertone, mi ha chiamato lui al telefono», spara il massone Valterino Lavitola, sedicente giornalista ed editore, curatore di dossier diffamatori e faccendiere personale di Berlusconi e dei suoi traffici di letto e di affari sporchi, oggi in galera, al suo sodale “Ciccio” Colucci, ex socialista, questore berlusconiano della Camera. Sostiene che vogliono farlo sottosegretario o commissario straordinario per il terremoto in Abruzzo. Dice che la Santanché «è invisa in Vaticano» e che il Segretario di Stato si sta spendendo per questo a suo favore con il gentiluomo Letta. «Assurdità che rasenta il ridicolo», replica la Segreteria di Stato quando esce l’intercettazione. Ma tutto ormai sembra possibile là oltre il portone di bronzo se è vero che, caduto Berlusconi, la seconda autorità religiosa dopo il Papa propone a Mario Monti come sottosegretario nel governo “strano” dei tecnici Marco Simeon, un giovanotto suo pupillo fin da quando era Arcivescovo Metropolita di Genova. Quando anni fa Capitalia si fonde nell’Unicredito di Alessandro Profumo, il Vaticano si allarma. Geronzi corre allora all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per rassicurare la Conferenza Episcopale e si prende il figlio del benzinaio sanremese come super-consulente. Sarà poi Simeon, nel frattempo diventato responsabile di Rai Vaticano dopo aver soponsorizzato l’opusdeista Lorenza Lei alla direzione generale, a organizzare il siluramento del cardinale Carlo Maria Viganò, che andava denunciando «una situazione inimmaginabile » di «corruzione ampiamente diffusa » negli appalti e nelle forniture vaticane. Un malaffare «a tutti noto in Curia». Ma il giovanotto è talmente sicuro di sé che poche settimane fa in un’intervista al “Fatto Quotidiano” ha fornito una risposta alquanto ambigua quando gli hanno chiesto se, come dicono incontrollati pettegolezzi, lui del Segretario di Stato è in realtà il figlio.
Il destino di Gotti Tedeschi, cacciato la scorsa settimana dallo Ior con immeritata ignominia, era comunque segnato fin da quando Geronzi, manifestandogli sommo disprezzo, disse di lui in un’intervista al Corriere della Sera: «È un personaggio ritenuto preparato che si è particolarmente esercitato nella demografia », riferendosi ai cinque figli dell’ormai ex banchiere del Papa, che si era opposto al salvataggio del San Raffaele di don Verzé da parte dello Ior, affossando il progetto di un grande polo sanitario vaticano coltivato con determinazione dal cardinal Bertone. E comunque i segreti inconfessabili della prima e della seconda Repubblica e del papato, sigillati nel caveau dello Ior non erano più considerati abbastanza blindati.
Vi risparmieremo i dettagli del romanzo criminale intrecciato al potere politico di don Verzé, che tra l’altro utilizzava l’ex capo dei Servizi segreti italiani Nicolò Pollari per minacciare attentati ai suoi nemici, e anche gli sviluppi quotidiani dello scandalo di cui è protagonista il Memores Domini Roberto Formigoni, con il suo coté di cardinali di Curia, da cui fortunatamente ha tempestivamente preso le distanze l’arcivescovo di Milano Angelo Scola.
Ma con la certezza che «appena suona la moneta nella cassa, l’anima salta fuori dal purgatorio», come diceva il predicatore medievale Tetzel, che durante il papato di Giulio II vendeva lettere di indulgenza per la remissione dei peccati in cambio di denaro sonante. Che non olet nella stanze del vicario di Cristo.

di Alberto Statera, da La Repubblica, 31 maggio 2012