sabato 21 aprile 2012

Grillismo, comica ideologia dei nazifascisti del Terzo Millennio, se non fosse un dramma sociale

Il grillismo è un fenomeno inquietan-te e pericoloso, nonché di stampo e-stremista/pagnottista.
La cosa che mi sta scandalizzando sempre di più è constatare che par-te del Popolo italiano cade con molta faciltà nei discorsi qualunqui-sti del furbetto di turno, affamato delle ricchezze del potere.
Mussolini era un qualunquista, un populista come tanti, che però seppe sfruttare la situazione italiana di crisi e di decadenza politica dell’epoca (in verità con più stile e più credibilità di come oggi goffamente tenta di fare Grillo e, prima di lui, ha fatto Berlusconi), il cui “la” fu dato dallo scandalo della Banca Romana.
Basta rivedere il film “La marcia su Roma” di Dino Risi (1), protagonisti Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, una brillante ed esilarante comme-dia all’italiana del 1962, ma alta-mente significativa per capire la realtà del successo tra il basso popolino che possono conquistare affermazioni di stampo populista, piuttosto che le sane proposte di rinnovamento della seria politica sociale ed economica.
Un Ugo Tognazzi contadino, un po’ di estrazione agricola marxista popolare, che porta sempre con sé un volantino della propaganda fascista qualunquista, dove venivano garantite al Popolo un sacco di cose, tra cui “la terra ai contadini”, che diventa la fissa e l’utopia di Tognazzi.
E’ grave quello che sento dire dalle persone (horresco udiens) che hanno intenzione di votare per Grillo (ovviamente, per Grillo intendendo il Movimento 5 Stelle) “perché non è un politico” (che poi non è vero, poiché chi s’interessa di politica e fa affermazioni politiche è un politico, essendo la politica una branca della filosofia).
In pratica, nell’immaginario poco intellettuale popolare, si auspica ad un Parlamento non politico? E da dove verrebbe fuori la capacità di governare se manca la base della cultura politica? E la capacità di confrontarsi con la diplomazia internazionale? Come dire che per farmi curare vado da un non-medico, per imparare mi servo di un non-docente, per riparare il rubinetto che perde chiamo il farmacista perché voglio un non-idraulico.
Ecco, da questo nasce il populismo qualunquista: dire alla gente quello che vorrebbe sentirsi dire, mano-vrando i fondamenti dei contenuti di verità del contesto! I discorsi di antipolitica di Grillo (che sfruttano la realtà delle ruberie dei politici attuali), convincono le masse che la politica è solo ladrocinio e, quindi, occorre eleggere non-politici, perché i politici sono ladri e delinquenti (infatti, quelli di questo Parlamento lo sono molto più degli altri del passato). Paradossalmente, la gente si convince che possa essere un buon governo quello di gente qualunque eletta dal popolino (e non dal Popolo ragionante).
Premesso che “politica” non significa ladrocinio, ma capacità di governare la società (2), Grillo si tradisce e si contraddice quando da antipolitico diventa “politico” proponendo le liste del Movimento 5 Stelle nelle elezioni.
L’antipolitica non è una novità, Grillo non ha inventato nulla, il Sessantotto è impregnato di antipolitica, ma i Movimenti che la proponevano (molto più seri e di cultura del "5 Stelle") erano extraparlamentari, non aspiravano a seggi in Parlamento o poltrone nelle stanze dei “bottoni” ed erano seguiti da un pubblico istruito, colto e affamato di sapere, al contrario degli italioti di oggi, tutti presi a voler sembrare quello che non sono, senza aspirazioni personali e di crescita intellettuale (quest’ultima non si vede facilmente, l’iPod sì).
Mi sembra di rivedere l’Ugo Tognazzi de “La marcia su Roma” quando, parlando con qualcuno che, lavorando completamente a nero, vuole sfruttare lo stato sociale senza pagare un euro di tasse, si definisce sostenitore e prossino elettore grillino. In quel momento, mi viene in mente un’affermazione di Grillo proprio sulle tasse, tipo il contadino che diventa mussoliniano per via della “terra ai contadini”: "Ci stanno suicidando. Siete sicuri che se pagassimo tutti le tasse questo Paese sarebbe governato meglio? Ruberebbero il doppio" (3). Ed ecco che l’evasore diventa grillino, si sente protetto: Grillo, con il suo discorso di antipolitica qualunquista, giustifica il suo lavorare a nero, il suo sfruttare quel poco che rimane dello stato sociale che sopravvive grazie alle tasse pagate dagli altri. Grillo non dice che bisogna tagliare le spese enormi ed inutili dello Stato causate dalle kaste (politici, Vaticano, militari, etc), che bisogna cacciare via dal Parlamento i rubacchioni e i delinquenti, no non lo dice, non suggestionerebbe le masse e non operebbe quel lavaggio del cervello che gli sta riuscendo tanto bene: perché è più eclatante giustificare l’evasore, l’impatto è molto più positivo e di ritorno.
Ma all’evasore grillino non piace questo ragionamento e continua ad affermare che Grillo è fuori dai giri di potere. Grillo no, dice il lavoratore a nero che non paga una lira di tasse, Grillo è un antipolitico (che, però, proponendosi alle elezioni, dimostra di aspirare a diventare un politico)! Per far cosa? Forse quello che ha fatto la Lega Nord, di cui molti concetti e affermazioni lui riprende, che poi è quello che fanno tutti i partiti, di cui all’occasione, quando fanno cominciare a sentire odore di ribellione (ma solo per ottenere di più, non per sopravvenuta virtù popolare), si rendono pubblici i dossier che già esistono belli e pronti nelle stanze blindate dei poteri forti, chiusi in sicure “casseforti”?
Beppe Grillo è un fenomeno del più abietto populismo destinato a masse che nuotano nell’ignoranza. E’ un nemico del Popolo che alimenta regimi reazionari senza proporre alcuna concreta prospettiva futura.
La filosofia del distruggere, dicendo quello che gli incapaci di analisi cerebrale accolgono, è stata sempre la formula vincente degli imbecilli che muovono i fili del popolo burattino. E’ l’arma da usare ad arte per arrivare nelle stanze dei bottoni e azzuppare quello che c’è ancora d’azzuppare.
Solo, in Italia, qualsiasi imbecille (come già Mussolini e poi Berlusconi, Bossi e in ultimo Grillo) può conquistarsi un consenso senza possedere la capacità di elaborare una costruttiva visione d’insieme risolutiva delle reali problematiche.
Solo nell’Italia degli italioti, si dà spazio ad individui squallidi che mettono continuamente in scena proteste (ed in questo non solo Grillo), che non servono a niente e a nessuno se non ci sono proposte alternative concrete, possibili e credibili.
Per capire un po’ meglio la vuotezza di cervello di Beppe Grillo e dei suoi sostenitori ed elettori, gustiamoci una panaramica delle sue cazzate populiste.
Cazzate razziste di estrazione nazifascista per procurarsi le simpatie ed il sostegno dei leghisti, di Casa Pound e di Ordine Nuovo: "La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso" (4).
Sempre tra le sue cazzate razziste, questa volta con riferimenti patriottici tanto per leccare il culo ai movimenti nazifascisti: “Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. Una volta i confini della Patria erano sacri” (5).
Per non tralasciare, poi, le sue dichiarazioni omofobe: “Quando Vendola va in Confindustria, la Marcegaglia si alza e vorrebbe dargliela, ma lui niente, non la vuole” (6). Oppure, sempre rivolto a Vendola: L’at salut, buson” (“Ti saluto, frocio”, ndr).
Anche l’omofobia, per servire meglio la Lega e i movimenti di estrema destra, perché non bastava, per un buon lecchinaggio, che “il diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia è senza senso”; non bastavano “i sacri confini della Patria minacciati dai Rom”; non bastava “Vendola, un buco… senza ciambella”; non bastava l’affermazione di odio leghista ai terroni “il Sud è abituato al voto di scambio”.
E per chiudere in bellezza il breve ricordo delle cazzate grillesche, non si può tralasciare l’appoggio dei grillini (e di Grillo), durante le elezioni amministrative 2011, nei confronti dell’Associazione neo-fascista di Casa Pound (7).
Il Movimento 5 Stelle non è rivoluzionario, ma iper-populista ed ha pienamente ragione Eugenio Scalfari che, già nel 2007, in tempi non ancora sospetti, con grande intuito giornalistico, scrive-va: ”Quando vedo prender corpo un Movimento del tipo del ‘grillismo’ mi viene la pelle d’oca. Ci vedo dietro l’ombra del 'law & order' nei suoi aspetti più ripugnanti. Ci vedo dietro la dittatura” (8).
Beppe Grillo è lo spettro del nuovo fascismo, per Wu Ming 1 in un articolo per la “Nuova rivista letteraria” (9). Non soltanto per lo spettacolare “Führerprinzip” (10), rintracciato negli atteggiamenti dell'ex cabarettista che, tuttavia, da solo non giustificherebbe l'uso dell'espressione "criptofascismo". L'animo fascistoide di Grillo è quello cifrato caratteristico dei movimenti di impronta qualunquista, poujadista (11), destrorso/populista, etc. Tra i suoi simili si può annoverare la Lega Nord.

Nino Caliendo

NOTE


(2) La politica è l'Arte di governare le società. Il termine, di derivazione greca (da polis "πόλις", città), si applica tanto all'attività di coloro che si trovano a governare quanto al confronto ideale finalizzato all'accesso all'attività di governo o di opposizione.


(4) A seguito della proposta di legge in proposito che si attirò le ire e l’opposizione da parte della Lega Nord e di frange dell’estrema destra.


(6) Frase pronunciata a Carrara il 15 aprile 2012, dove parlò a sostegno del candidato a sindaco Matteo Martinelli e dei candidati a consiglieri del Movimento 5 Stelle.

(7) CasaPound è un centro sociale di ispirazione fascista nato a Roma il 26 dicembre 2003 con l'occupazione di uno stabile nel rione Esquilino. Per estensione, il termine comprende l'intero movimento politico, inserito nel panorama dei gruppi e movimenti dell'estrema destra italiana, che negli anni successivi si è diffuso nella capitale e sul territorio nazionale con ulteriori occupazioni, mobilitazioni e iniziative di vario genere. Nel giugno 2008, ha assunto la forma associativa con il nome di Casa Pound Italia. (Da Wikipedia)



(10) Il termine tedesco Führerprinzip, traducibile in principio del capo o principio di supremazia del capo, si riferisce ad un sistema gerarchico di leader - simile al sistema militare - che abbiano un'assoluta responsabilità nell'area di loro competenza e che debbano rispondere solo ad un'autorità superiore pretendendo obbedienza assoluta dai loro inferiori. Al vertice della gerarchia risiede il capo supremo che non deve rispondere delle sue azioni a nessuno ed è somma autorità dello Stato.
Il Führerprinzip venne utilizzato estensivamente nella società della Germania nazista e vide al vertice della piramide di responsabilità Adolf Hitler. Tale princìpio vide un'applicazione, seppur meno categorica, anche nell'Italia fascista di Mussolini, nella Spagna nazionalista di Franco ed in altri regimi dittatoriali del XX secolo. (Da Wikipedia)

(11) Termine derivante da Pierre Poujade, uomo politico francese (Saint-Céré, Lot, 1920-La Bastide l'Eveque 2003). Commerciante, fu preso prigioniero durante la seconda guerra mondiale, ma nel 1942 evase e si arruolò nell'aviazione gollista. Nel dopoguerra approfittò del malumore, vivo soprattutto nei commercianti e negli artigiani contro la pressione fiscale, per fondare (1954) l'UDCA (Unione di difesa dei commercianti e degli artigiani) a capo della quale, agitando tesi qualunquistiche, ebbe un notevole successo nelle elezioni del 1956, conquistando 52 seggi. I poujadisti formarono allora il gruppo Union et Fraternité Française che però in breve si disgregò. Dopo aver sostenuto il colonialismo francese e l'OAS (Organisation de l'Armée Secrète), Poujade aderì al gollismo. (Da Wikipedia)

mercoledì 18 aprile 2012

El Niño al caro Prof. Monti e Professori Ministri suoi associati

Caro Professor Monti (e Professori Ministri associati)

Lei spesso, con l’intento evidente di giustificare le Sue costanti ed ormai insostenibili richieste di sacrifici al Popolo italiano, asserisce che è l’Europa che ce lo chiede.

Tengo a sottolinearLe, caso mai, troppo distante dal Popolo, Lei non ci avesse fatto caso, che, proprio a seguito di questi sacrifici, si verificano, ormai con cadenza quasi quotidiana, suicidi di innocenti cittadini, imprenditori e non, che non riescono a sopravvivere e, spesso, si sentono perseguitati (sempre più spesso ingiustamente) dagli sgherri di Stato che fanno capo a Equitalia, che hanno poteri enormi, illimitati (questa è la percezione popolare) e immeritati e nemmeno si sa con quali criteri selettivi sono stati scelti e assunti, visto i loro comportamenti, nei confronti del malcapitato cittadino, che sono molto più simili a quelli degli usurai estorsori della mafia, piuttosto che di servitori dello Stato di cui è sovrano (almeno per ora e sulla carta) ancora il Popolo italiano.

Ma, la presa in giro che oggi mi ha fatto molto incazzare (scusi se sono sboccato, ma è la mia natura) e mi ha offeso profondamente nella mia intelligenza, sono state le sue affermazioni che ho appreso dal portale AffarItaliani.it.

Lei ha affermato: "Sono profondamente grato a tutti gli italiani per la consapevolezza con cui stanno affrontando questo momento difficile".

E, poi, Lei ha continuato: “Per risollevarsi (dalla crisi, ndr) servono l'analisi delle cause che l'hanno prodotta e la capacità di porsi un nuovo traguardo: la consapevolezza e la speranza".

Mi spieghi bene cosa significa. 

La mia limitata intelligenza mi suggerisce che noi italiani dobbiamo “sperare” (In cosa? In un miracolo? E ci voleva la Bocconi?) in una ripresa, che Lei sempre decanta, ma che, secondo l’interpretazione delle Sue stesse affermazioni, è solo un’utopia, una cosa in cui "sperare"? E l’analisi delle cause? Perché non sono ovvie? 

Ma Lei crede veramente che noi italiani non abbiamo capito che Cortina d’Ampezzo, etc, non sono state altro che uno spettacolo da propinare, attraverso i media, agli italiani facendogli credere che gli evasori (nemici del Popolo) da combattere (e che hanno "rovinato" l'intero Popolo italiano) fossero il “calzolaio” o la “lavandaia” di turno che non emettono lo scontrino "arricchendosi" alle spalle del consumatore? Ma Lei crede veramente, Prof. Monti, che gli italiani vogliano combattere quella che Lei vuole far credere sia il grosso problema che rovina l'Italia, ovvero la “immensa” evasione dell’idraulico (che chiede 100 euro senza emettere fattura e l’italiano buonista e populista su questo La condivide, prof. Monti: quello stesso italiano buonista che, a parole, La sostiene, ma, secondo Lei, sarebbe disposto a pagare per lo stesso lavoro almeno 220 euro, tra Iva e recupero della pressione fiscale da Lei imposta, visto che l’idraulico aspira a mettersi in tasca 100 euro netti?) o la vera evasione (quella grossa che affama gli italiani e di cui si parla molto poco) sta da qualche altra parte, ben protetta dai poteri forti? 

Noi dobbiamo subire tagli incredibili allo stato sociale, alla sanità, alla previdenza, all'istruzione, alla sicurezza, all'emergenza (Lei, invece, sta pensando ad un'accisa sui carburanti per sostenere la Protezione Civile, da far pagare ai cittadini senza nemmeno minimamente prendere in esame di recuperarla attraverso tagli alle spese inutili e ingozzatrici di kaste), ma non prevede nessun taglio alle inique spese italiane, che solo l’italiano subisce in tutta Europa, senza che Lei ci metta veramente mano o naso?

Quindi, se l’Europa, per esempio, ci chiede di adeguarci agli altri Stati europei aumentando l’età pensionabile, noi, secondo il Suo illuminato parere, dobbiamo sacrificarci.

Allora perché non ci adeguiamo all’Europa anche in tutte le altre cose?

Per esempio:

1)     Allontaniamo dai pubblici uffici (politici, ma anche dirigenti e semplici impiegati) tutti gli inquisiti, quelli condannati in via definitiva o di cui è cosa certa la cultura della corruzione e delle tangenti. Perché in Europa tutti lo fanno e spesso si dimettono da soli per evitare imbarazzanti figure, non possedendo la stessa faccia di culo dei delinquenti italiani.

2)     Eliminiamo le inutili province (in Italia sono 110) che sono un doppione delle Regioni, con una marea di personale parassita e politici superpagati che non servono a nessuno (non si è mai capito bene quali sarebbero le competenze degli Enti Provinciali) e costano agli italiani ben 17 miliardi di euro annui. Queste cose, in Europa, nessuno ce l’ha.

3)     Tagliamo in modo drastico le spese della politica, che oggi ammontano a circa 24,7 miliardi di euro annui. Perché nel resto d'Europa nessuno subisce questa eclatante spesa, tra ingenti vitalizi, esosi e non documentati rimborsi spese e benefict immeritati di cui beneficiano finanche le famiglie della kasta (vedi spese mediche, case di cura cinque stelle e, persino, chirurgia estetica: e chi più ne ha più ne metta).

4)     Facciamo pagare i medicinali, visite specialistiche e cure mediche ai familiari dei politici, poiché in Europa nessun familiare di politici ne usufruisce, come avviene invece in italia, dove vengono addirittura messi a carico dello Stato anche gli interventi di chirurgia estetica, cure balneotermali ed elioterapie anche dei familiari dei nostri politici.

5)     Diminuiamo drasticamente gli stipendi e i privilegi a deputati, senatori e alla peggior kasta della politica delle Regioni, perché in Europa nessuno guadagna le ingenti somme che portano a casa costoro, succhiando come vampiri il sangue degli italiani. Abbassiamo i loro stipendi a massimo tremila euro netti mensili, come fanno altri Paesi europei, Spagna in testa.

6)     Legiferiamo per favorire il ricambio politico con guadagno di idee fresche e costruttive attraverso linfa nuova, consentendo di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per due legislature, come in Europa tutti fanno.

7)     Mettiamo un tetto all’importo delle pensioni erogate dallo Stato, portandolo al massimo a 5.000,00 euro al mese per chiunque, politici, dirigenti, alti ufficiali, etc, perchè in Europa nessuno percepisce da 15 a 30 mila euro al mese di pensione come avviene in Italia per le tante e infinite kaste.

8)     Smettetela, una volta per tutte, di paragonarci alla Germania, “dimenticando” d’informarci che lì (in Germania) non si pagano le autostrade e le tangenziali (tipo quella di Napoli: 90 centesimi di euro per ogni passaggio, pari a minimo 3,60 euro nella media giornaliera del cittadino comune, per un totale, più o meno, di 90 euro al mese), che i libri di testo per le scuole sono a carico dello Stato sino al 18° anno d’età (in pratica fino alla maturità), che il 90 % degli asili nido sono aziendali e, per legge, gratuiti e non ti chiedono 400/450 euro al mese come gli squallidi, sporchi e poveri di risorse (grazie ai tagli da Lei imposti) asili statali italiani.

9)     Tutto questo, sempre per restare in Europa e tra i diritti dei cittadini europei, mentre in Francia le donne possono evitare di andare a lavorare part-time negli affamanti call center per racimolare qualche soldo, indispensabile in famiglia, e percepiscono dallo Stato un assegno di 500,00 euro al mese (questa stessa somma, in Italia, tra le varie mortificazioni da subire dagli impiegati dell’INPS, la concediamo solo a pensionati fortunati, che dovrebbero scialarci, tra Iva e aumenti di bollette, nonché affitti esosi, fino a fine mese) come casalinghe, più altri bonus in base al numero di figli, quelle italiane sono costrette a fare le serve a ore. E, sempre in Francia, non si pagano le accise sui carburanti delle campagne napoleoniche o per i capricci del Re Sole, noi, invece, in Italia, paghiamo ancora quelle per la guerra d’Abissinia. Perché non ci adeguiamo all’Europa anche in questo?

10)          Solo in Italia (la stessa situazione non è presente in nessun altro Paese europeo), le forze armate (non s’intende parlare qui delle forze dell’ordine, alle quali i tagli a loro imposti impediscono di tutelare a pieno regime la sicurezza dei cittadini: parliamo degli inutili, insulsi e parassitari militari, di ogni ordine e grado) contano oltre 190.000 (ha letto bene, Prof. Monti, proprio 190.000) di sfaccendati addetti (ne basterebbero al massimo 30.000 per quello che possono servire), che, tra stipendi, benefict e acquisto di “giocattoli” marini ed aerei per il trastullo di generali e colonnelli, tra missioni di guerra (e non eufemisticamente “missioni di pace” come si afferma attaverso i media di regime) e consulenze clientelari varie, costano agli italiani oltre 25 miliardi di euro l’anno.

11)          In Italia, unico Stato laico al mondo, la religione ufficiale (leggi Chiesa Cattolica) costa al cittadino, cattolico e non, dieci miliardi di euro all’anno. Anche questo è un primato italiano in Europa. Nella tanto citata e ammirata Germania, per esempio, non esiste il sostegno dello Stato alla religione ufficiale (né per nessun altra religione): per legge i fedeli dichiarano a quale religione appartengono e l’Agenzia delle Entrate tedesca li tassa del 10% del loro reddito per il sostegno della propria religione. Gli atei non subiscono alcuna ritenuta per il sostegno della propria non-fede.

A fronte di tutto quanto sopra, al governo e ai politici chiediamo, una volta per tutte, che la smettano di offendere la nostra intelligenza e di mettersi, come Costituzione impone, al servizio dei cittadini, rispettandoli e garantendogli sempre una reale migliore qualità della vita.

Facendo dei semplici conti aritmetici, senza essere Professori della Bocconi, solo tagliando gli sprechi su esposti (ma ce ne sono anche molti altri da sforbiciare, che sarebbe eccessivamente lungo da esporre: uno per tutti il ridimensionamento del finanziamento pubblico dei partiti, limitando la cosa al méro rimborso delle sole spese elettorali giustificate), si risparmierebbero un centinaio di miliardi di euro annui.

Il Popolo italiano, Prof. Monti, chiude un occhio, a volte due, un orecchio e pure l’altro, ma la corda che si sta tirando da troppo tempo è arrivata al punto di spezzarsi. 

I cittadini sono stanchi di essere costretti al suicidio perché non ce la fanno più a sopravvivere, perché plebe di uno Stato di cui i “sovrani” dovrebbero essere loro, ritrovandosi invece schiavi vampirizzati.

Chi semina vento, raccoglie… tempesta, si sa!

Cordialmente.

Gaetano Caliendo, detto Nino, “El Niño” Blog


sabato 14 aprile 2012

Il "caro armato" e la kasta dei militari


Ma quanto ci costano le nostre Forze Armate? 
In tempo di crisi, questo settore non è investito dai tagli che pe-nalizzano, fino ad ammazzarlo, il nostro stato sociale. 
Dopo le due leggi finanziarie firmate dall’allora governo Pro-di, che hanno fatto lievitare le spese militari del 22% (portan-dole ad oltre 23 miliardi l’anno), quanti soldi sono arrivati alla Difesa?
Una risposta dettagliata e completa arriva nelle librerie con il libro di Massimo Paolicelli, leader storico dell’obiezione di coscienza e del movimento pacifista, e Francesco Vignarca coordinatore della Rete italiana per il Disarmo. Si chiama “Caro Armato” ed è pubblicato dalle Edizioni Altraeconomia, una garanzia assoluta d’indipendenza.
La crisi economica non ha investito il settore della Difesa!
E’ vero, spesso si sono sentite dichiarazioni vittimistiche del precedente ministro La Russa, che aveva esagerato le pretese: all’inizio del suo mandato aveva detto di voler portare il rapporto tra il bilancio del suo dicastero ed il Pil a 1,25, contro l’attuale 0,9. Tuttavia, nel solo 2010, le spese militari hanno pesato sui nostri esangui portafogli per oltre 23 milioni di euro: il nostro (povero) paese resta saldamente all’8° posto nella lista mondiale per spese militari, mentre collassano la sanità e il sistema giudiziario, mentre la cultura e l’istruzione vengono esplicitamente e senza vergogna mandate a farsi friggere dagli esponenti del governo in carica, mentre le nostre città profondano nel degrado.
Gino Strada sulle spese militari
I meandri delle tabel-le finanziarie, si sa, sono pieni di sorpre-se: Paolicelli e Vi-gnarca ci scavano dentro con la consa-pevolezza che il dia-volo sta nei partico-lari.
Lo stanziamento complessivo per la Difesa non subisce tagli effettivi: non c’è nessun crollo. Nessuna cura è prevista, dunque, per i vertici militari (una cifra per tutti, il nostro esercito professionale conta 190.000 uomini, un numero enorme, tra i quali 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali). Anzi, il generale Roberto Speciale, ex comandante generale della Guardia di Finanza, quello assolto dai giudici per aver fatto condurre con un elicottero spigole fresche (la sua difesa ha avuto buon gioco nel dire che non era un pasto privato), da parlamentare del Pdl, presentò una proposta di legge per aumentare lo stipendio dei generali di corpo d’armata con cifre che vanno dal 50 al 75% in più di quello attuale.
A fronte di tutto questo, sui sistemi d’arma non sono previsti certo risparmi: anzi, vanno avanti a gonfie vele il progetto della portaerei Cavour e delle fregate FREMM (568 milioni di euro) o quello per la costruzione del faraonico cacciabombardiere Joint Strike Fighter (13 miliardi di euro).
Questi progetti, badate bene, sono finanziati ‘a debito’ e, cosa rilevantissima, rappresentano proprio ciò che è diventato il nostro sistema di difesa: un modello aggressivo, finalizzato ai conflitti ad alta intensità e con capacità di proiezione in profondità, nulla che sia mai stato discusso, inutile ricordarlo, in parlamento.
Un modello che non c’entra un bel niente con il peace keeping, parola usata ed abusata.
Infine, esiste un’invisibile, ma importantissima, questione che non è mai stata affrontata: il Ministero dello Sviluppo Economico prevede stanziamenti per la Difesa al di fuori della legge 436 (è del 1988 e ne regola l’approvvigionamento). Si tratta di soldi utilizzati in base a normative di settore e non sottoposte, dunque, all’esame preventivo delle Commissioni Difesa di Camera e Senato. L’utilizzo di questi fondi è deciso solo dai vertici militari e da quelli dell’industria: due zone contigue i cui rapporti sono sempre più stretti, tanto che molti alti ufficiali, alla fine della loro carriera, prestano la loro opera all’industria.
Un altro evidente, insopportabile, conflitto d’interesse di cui sarebbe bene che il nostro paese si liberasse al più presto. 

Dall’articolo di Stefania Limiti


Leggi anche:


venerdì 13 aprile 2012

Con lo scandalo Lega, trema tutta la kasta


Giulietto Chiesa
Come dicono gli oratori prolissi: sarò breve!
Questa faccenda della Lega Nord mi fa venire in mente due o tre cose (tra le tante). 
La prima è che là dentro, nel Palazzo, il più sano ha la rogna. Voglio dire che l’intreccio delle complicità e dei ricatti reciproci fa sì che ci sia un dossier per ognuno e che, all’occorrenza (se qualcuno rompe l’omertà), questo fascicolo vedrà la luce.
Nel caso specifico la Lega, espulsa dal potere, rompeva le scatole al nuovo potere della troika. 
Così adesso sappiamo di quale tempra fosse forgiato quel cosiddetto “partito padano”!
Lo sapevano tutti, lassù, nel Palazzo. Adesso però è uscito il dossier. Ed è cominciata la caccia a quel serbatoio di voti che se ne va in libera uscita.
Naturalmente, bastava guardare quelle facce, quei gesti, quella volgarità becera, quell’ignoranza che trasudava da ogni gesto di quegli “auto-eletti del popolo”, che divennero perfino ministri del governo italiano, per capire dove eravamo arrivati. 
Ma ve li ricordate i giornalisti e i politici, che nei talk show, s’inchinavano di fronte al ludibrio? Ve lo ricordate il Presidente della Repubblica che stringeva le mani a uno che si era appena pulito il c... con la bandiera tricolore e che sputava sulla Costituzione Repubblicana?
La seconda cosa che mi viene in mente, appunto, è la straordinaria ipocrisia del sistema politico e informativo italiano, che adesso, dopo avere espulso Bossi, gli tributa gli onori di grande leader rinnovatore. 
Perché lo fanno? Perché erano suoi complici nel degrado. 
Lo salutano rendendogli gli onori, come in un simbolico ammaina-bandiera. 
Pensano al loro tramonto, incerti se sarà nel silenzio o se dovranno scappare inseguiti dai forconi.

Giulietto Chiesa, “Scandalo Lega”, da “Il Fatto Quotidiano” dell’8 aprile 2012

giovedì 12 aprile 2012

Lavoriamo da gennaio ad agosto solo per pagare le tasse!

Fino a poco tempo fa, si era calcolato che di norma si lavorava per lo Stato, cioè per pagare le tasse, sei mesi l’anno, da gennaio a giugno (ed era talmente esosa la cosa che non trovava riscontro in nessuna altra parte del mondo). Da luglio a dicembre, poi, ci si arrabbattava per guadagnare quanto occorreva per il proprio fabbisogno.
In questo momento (dopo non si sa cos’altro accadrà), invece, i calcoli ci dicono che dobbiamo lavorare per lo Stato (= tasse) fino ad agosto e che per il nostro fabbisogno dovremo arrangiarci con quello che ci entrerà da settembre a dicembre.
Almeno per ora! Perché con l’avvento del “pareggio di bilancio” imposto dalla dittatura europea, senza possibilità di ricorrere al sano debito pubblico, come in ogni vera democrazia, dovremo pagare ulteriori esose tasse, pena la forca di Equitalia, per comprare cacciabombardieri, per finanziare finte missioni di pace in Iraq, in Afghanistan, etc, per i rimborsi elettorali di un miliardo di euro ai partiti, per le centinaia di milioni di contributi a giornali creati ad hoc per incassarli, per i vitalizi dei parlamentari ottenuti dopo una sola legislatura, per tenere in piedi le inutili Province, per i costi da monarchia rinascimentale del Quirinale, per le Grandi Opere inutili come la Tav, l’Expo 2015, etc, per i maxi emolumenti dei parlamentari e dei consiglieri regionali e provinciali, per le doppie e triple pensioni, per centinaia di migliaia di auto blu affittate a prezzi esosi da ditte private.
E si potrebbe continuare per ore citando il Vaticano che non paga un c…o, le scuole private che si abbuffano con i soldi dello Stato a discapito di quelle pubbliche che diventano sempre più trascurate, la sanità che diventa sempre più privata e sempre più a nostro carico…
E’ ovvio che è più che corretto che il cittadino, in proporzione al proprio reddito, paghi le tasse in cambio di servizi da parte dello Stato.
Non è però corretto lavorare come gli schiavi ai tempi dei faraoni per vedere dilapidato il frutto del nostro lavoro da presuntuosi e incompetenti nel migliore dei casi, corrotti e ladri nel peggiore e più numeroso, servi dei poteri forti in entrambi i casi, che si spacciano per statisti e ci propongono le loro ricette per la crisi con i loro show in prima serata televisiva.
E questo è appena l’inizio!

Contenuti libramente tratti e rielaborati da: http://www.libreidee.org/2012/04/bello-pagare-le-tasse-grillo-dipende-dalluso-che-se-ne-fa/

sabato 7 aprile 2012

Monti ed il suo governo, con altri poteri ritenuti complici, denunciato per reati costituzionali

Una notizia così importante è stata completamente ignorata dai media di regime. Leggete attentamente questa fondatissima denuncia presentata alla Procura di Cagliari per reati contro la sovranità del Popolo italiano e vi renderete conto dei soprusi che subiamo senza battere ciglio.


giovedì 5 aprile 2012

Nino Caliendo: "Bistrattati dallo Stato, depauperati della nostra dignità, ci costringono al gesto estremo del suicidio"

Dei 4.000 suicidi avvenuti negli ultimi 12 mesi, la maggior parte è riconducibile a cause di natura economica.

Tu, cittadino dello Stato italiano, non riesci più ad andare  avanti.

Non hai più un lavoro o non riesci più a produrre, come prima, quel poco reddito che ti consentiva di dar da mangiare ai tuoi figli. 

Se avevi la fortuna di essere riuscito ancora a conservare i re-quisiti pretesi, sei stato costretto ad accedere ad un prestito, ipo-tecando anche la casa (se ce l’avevi). Ma anche quei soldi sono finiti ed il debito rimane e non ce la fai a pagarlo.

Lo Stato si ricorda di te, attraverso gli sgherri della famigera-ta Equitalia, solo quando non ce l’hai più fatta a pagare le tasse e, infatti, casa tua (quella ipotecata) è piena di cartelle esattoriali e tu, di giorno in giorno, diventi sempre più fragile.

Nonostante tutto, continui a lottare perchè speri che una via di fuga ci possa essere, ci debba essere.

Vivi mesi, anni, credendo che la speranza sia l’ultima a morire.

Un giorno, però, la tua fragilità, la tua disperazione, unitamen-te alla convinzione che lo Stato se ne fotte altamente dei tuoi pro-blemi, ti porta ad un’altra convinzione ancora più nefasta: per te morire è diventata l’ultima speranza di salvezza.

Interroghiamoci sul fatto che viviamo in uno Stato che s’interessa  di noi nella misura in cui siamo utili (paghiamo le tasse e consumia-mo i prodotti del capitalismo internazionale) e ci abbandona nel  momento in cui non riusciamo, per cause di forza maggiore, - de-terminate soltanto dall’incapacità dello stesso Stato di mettere il cit-tadino nella condizione di potere avere un reddito dignitoso, - più a  pagarle (e a consumare).

Interroghiamoci sul fatto che viviamo in uno Stato che continua a tartassare i poveri cristi lasciando in pace i veri grandi evasori ami-ci della politica e dei poteri forti e organizzando lo spettacolo circense di regime dei “blitz” nelle città per “scoprire” il panettiere o il calzolaio di turno che non fanno lo scontrino.

Per la cronaca, Intesa Sanpaolo, la Banca di cui era ammi-nistratore delegato Corrado Passera, prima di diventare ministro del governo Monti (e grande sostenitore della lotta all’evasione fiscale dei panettieri e dei calzolai), è stata condannata a versare al fisco ben 270 milioni di euro, evasi dal colosso bancario (secondo quanto scoperto dall’Agenzia delle Entrate) proprio nel periodo dell’amministrazione Passera. Attorno a questa Banca, ruotavano in qualche modo, oltre a Passera, anche altri personaggi dell’attuale “governo tecnico”, dal ministro Elsa Fornero al sottosegretario Mario Ciaccia.

Ma, a questa “banale” notiziola, i giornali e i media di regime, anziché la prima pagina (come sicuramente avrebbero fatto se si fosse trattato del Nano Erotico di Arcore) hanno destinato un trafiletto di cinque righe nascosto nelle pagine interne.

Interroghiamoci, allora, sul fatto che chi ha stretto il cappio, premuto il grilletto, spinto dal balcone poveri (non più liberi, se mai lo sono stati) cittadini sono i rappresentanti di una mala-politica che, anziché con i diritti del Popolo, ha preferito schierarsi con gli interessi dei poteri forti, senza neppure più nascondersi dietro una parvenza di democrazia.

Il “pareggio di bilancio” in Costituzione, - virtuale sostituto mo-derno degli antiquati campi di concentramento e dei forni crematori, - sarà il definitivo annullamento totale del Cittadino italiano, che si ucciderà da solo (questa è la sostanziale diffe-renza), senza materiali interventi esterni.

Nino Caliendo


venerdì 30 marzo 2012

Il Mago Monti e la truffa al Popolo denominata “pareggio di bilancio”

I media di regime stanno ripetendo sino alla nausea che questi che ci stanno imponendo sono “sacrifici” necessari per tornare tutti a star meglio. Poi, ci sarà la “crescita”! 
Ma ci pigliano per scemi? Come faremo a iniziare a star meglio stando peggio, con la fame e la merda fino al collo, per giunta sotto la gogna istigatrice al suicidio gestita da Equitalia con i superpoteri ad essa concessi?
Cos’è, un trucco da Mago Silvan? I soldi cadranno dal cielo (come la manna, che non ho mai capito esattamente cos'è), misteriosa-mente?
Non c’è altra possibilità reale, a meno che Monti non sia un mago ed abbia ereditato la bacchetta magica da Mago Merlino.
Eh, sì! Perché, ad analizzare bene le cose, Monti (spinto dai suoi padroni banchieri che governano sommersamente il mondo) ha anche deciso (unilateralmente) che lo Stato smetterà per sempre di darci più soldi di quelli che ci tassa (è il famigerato “pareggio di bilancio”). Un ritorno all'economia feudale del Medioevo!
Quindi, niente più sanissimo e socialmente utile debito pubblico, necessario in tutti gli Stati veramente democratici che perseguono una politica di bene sociale per favorire realmente la crescita e migliorare la qualità della vita ed il benessere dei cittadini (vedi l’Argentina oggi, vedi gli Stati Uniti nel decennio 1946/1956: è storia, non premeditate chiacchiere di Monti propinate attraverso i media di regime).
Significa che lo Stato, da qui all'eternità, ci darà ogni anno 100 lire e ci tasserà per 100 lire (queste cento lire sono omniacomprensive anche delle estorsioni di esosi stipendi, vitalizi e spese varie a favore delle tante kaste e figure anomale che imperversano in Italia).
Quindi, - se la matematica non è un'opinione, - per noi, per il miglioramento della nostra vita, per “crescere”, rimane una cifra denominata zero.
Anzi, a peggior rigore, più aumenterà il fabbisogno economico dello Stato (e delle kaste), più salirà la pressione fiscale, più aumenteranno carburanti e bene primari, con conseguente ulteriore abbassamento del potere d’acquisto dei cittadini e aumento della disoccupazione e dei tagli ai diritti costituzionali dello stato sociale (previdenza, sanità, istruzione, etc).
Addirittura, Monti metterà questa regola nella Costituzione, fra pochi giorni e senza indire un referendum popolare, come la stessa Costituzione invece prevede.
Quindi, per il benessere dei cittadini e per favorire la tanto decantata crescita, zero soldi dallo Stato! E allora da dove sbucheranno i soldi per la suddetta magica “crescita”? Da noi cittadini e dalle imprese medio/piccole e piccolissime (quelle grandi ormai non concorrono più in quanto le loro produzioni, con le complicità capitalistiche interessate e a loro vicine, se le sono portate nei paesi dell’Est europeo e altrove), già a loro volta supertartassate?
Ma come? Se ci hanno impoveriti tutti per anni col clamore di attuare il gran “risanamento”, come diavolo facciamo ad inventarci ulteriori soldi quando ormai ci sono rimasti solo gli occhi per piangere?
Ci vendiamo tutti un rene (per legge costituzionale) per poter arricchire, sempre di più, la kasta della politica e delle banche e morire senza nemmeno più i soldi per un funerale dignitoso?

 Nino Caliendo
che ha liberamente interpretato il pensiero di Paolo Barnard, “Gli inganni del risanamento dello Stato e del pareggio di bilancio spiegati a due pensionati”, post editato sul sito di Barnard il 28 marzo 2012

sabato 24 marzo 2012

Il governo degli zombies servi dei poteri ci ha dichiarato guerra

Credo che oramai sia evi-dente che tutti i movimenti, tutte le lotte in corso in que-sto paese, per quanto diffe-renti negli obiettivi e nelle storie, hanno di fronte lo stesso avversario che argo-menta allo stesso modo. I metalmeccanici, da poco scesi in piazza con rabbia e orgoglio, sono di fronte alla devastazione del con-tratto nazionale e delle più elementari libertà nei luo-ghi di lavoro. Milioni di altri lavoratori subiscono le stesse aggressioni senza avere la stessa forza o senza essere chiamati alla lotta da un sindacalismo confederale sempre meno capace di reagire. In Valle Susa nel nome degli affari, della competitività, del “Lo vuole l’Europa, si sta proce-dendo a una sopraffazione democratica e ambientale tra le più gravi della storia della Repubblica.
Sulle pensioni il governo ha realizzato il sistema previdenziale più feroce d’Europa, lo dice la stessa Unione. Il decreto sulle liberalizzazioni reinterpreta l’articolo 41 della Costituzione, rove-sciandone il significato e i limiti vengono così posti al pubblico e non al privato. Alla faccia del referendum sull’acqua e dei beni comuni. Che anzi, con il patto di stabilità e con i vincoli agli enti locali diventeranno la principale fonte di affari dei prossimi anni. Con il pareggio in bilancio assunto a norma costituzionale e con l’intreccio di questa norma con il fiscal compact europeo, cioè con l’impegno ventennale a restituire metà del debito pubblico complessivo, lo stato sociale viene posto al di fuori della Costituzione della Repubblica. Ed è stupefacente che un parlamento di nominati possa decidere del nostro futuro senza alcuna consultazione democratica e sono pesanti anche le responsabilità del Presidente Napolitano.
Infine l’articolo 18. Che verrà colpito dal governo, proprio perché così vogliono quei mercati e quella finanza internazionale che questo governo rappresenta e rassicura.Cosa devono farci ancora? Questo governo è ormai chiaramente, anche nelle battute volgari con cui si esprimono i ministri, un governo di destra. Di quella destra europea che attorno a Monti, Merkel e Sarkozy, affronta la crisi con un’operazione tecnicamente reazionaria. Cioè con lo smantellamento dello stato sociale, con le privatizzazioni, con il ritorno a un liberalismo ottocentesco, accompagnato dai poteri dello Stato degli anni Duemila. Quando il capo della Banca europea Mario Draghi dice che il sistema sociale europeo è finito, propone una soluzione devastante alla crisi, con l’imitazione di quel modello sociale ed economico degli Stati Uniti, che è la prima causa della crisi mondiale.
Dieci anni fa a Genova e in tutta Europa un grande movimento di lotta e di coscienze contestava il liberismo, il mercato e la globalizzazione, che allora sembravano vincenti ovunque. Oggi che siamo dentro la crisi della globalizzazione e del dominio finanziario su di essa, quelle politiche liberiste che l’hanno provocata paiono avere più consenso di dieci anni fa. E’ giusto cercare spiegazioni culturali, sociali ed economiche approfondite. Però bisogna farlo mentre ci si rimette in moto. A differenza di Alberto Asor Rosa, quando Monti va all’estero e si vanta di aver attuato nel nostro paese brutali riforme sociali senza nessuna reale contestazione, io mi vergogno. Così come mi vergogno quando vedo il concerto europeo massacrare la Grecia e usarla come minaccia verso tutti i popoli.
In Italia abbiamo qualche problema in più che altrove perché, come in Grecia, le principali forze politiche di centrodestra e centrosinistra sostengono il governo ispirato dalla Bce. E deve fare le capriole Bersani, quando dichiara di sostenere Hollande che in Francia vuol mettere in discussione i patti europei, mentre in Italia sostiene Monti che appoggia apertamente Sarkozy. Dobbiamo provare a ripartire per ricostruire. Dopo il 15 ottobre ci siamo fermati e loro sono andati avanti come treni, anzi come Tav…
L’appello che lancia la manifestazione a Milano, “Occupyamo Piazza Affari”, è sottoscritto da militanti sindacali e politici, da movimenti ambientali e civili, da sindacati e partiti, da protagonisti delle lotte di fabbrica e nel territorio. La decisione di lottare e di essere alternativi senza remore a Monti e alla sua politica, questo è ciò che unisce.

Giorgio Cremaschi, “Occupyamo Piazza Affari”, intervento pubblicato sul sito del Comitato No-Debito in vista della manifestazione del 31 marzo 2012 alla Borsa di Milano

venerdì 23 marzo 2012

Costituzione, art. 21: diritto di dissenso (e anche legittimità della ribellione?) contro misure ingiuste

Lettera aperta di Vincenzo Lo Iacono ai cari politici, ai cari sindacati e al clero.
L’Art. 21 della Costituzione Italiana sancisce il diritto al dissenso e (tra le righe, ndr) il dovere di ribellarsi.
“Jus resistentiae” è il diritto di resistere contro provvedimenti, ordini e disposizioni illegittime.
Ed io (Vincenzo Lo Iacono, ndr), in delega di molti cittadini, faccio il mio dovere, visto che coloro che avrebbero dovuto tutelarci ci hanno macellati per i loro interessi!   
Intanto, di fronte a questa ecatombe sociale, Voi che ne siete i fautori dovete chiedere perdono… noi, invece, lo dobbiamo chiedere ai nostri figli per avervelo permesso!
Ed ecco un altro vile ricatto. Dai quotidiani di ieri, 22 marzo 2012, il ministro Fornero dice: “Precoci in pensione a 57 anni, ma con il contributivo, perché queste pensioni hanno dentro ancora una parte di eccesso di generosità rispetto ai contributi versati…” Poi, conclude: “L’ora della verità e’ arrivata…!”
Questa affermazione, già fortemente e più volte ingiusta, pronunciata da lei diventa blasfema!
Ma com’è possibile parlare di “eccesso di generosità” quando gli italiani risultano i meno pagati e i più tassati d’Europa? Com’è possibile che proprio lei, la Fornero, denunci un eccesso di generosità? Lei che appartiene a quella casta che, per il suo arbitrario, immotivato, immorale sfarzo, mantiene in essere un eccesso di generosità che é uno scandalo mondiale!
Questa non è soltanto ipocrisia, ma pura malvagità, nella quale muore la speranza ed il rispetto di tutti i cittadini, in questo specifico caso dei cosiddetti “precoci”, ovvero di coloro che hanno violentato se stessi sacrificando la loro fanciullezza, rinunciando, quindi, ai sogni e alle fantasie della loro tenera età (spesso anche lontani da casa) per servire la famiglia e il Paese. E, dopo tanto patire, invece di essere trattati (almeno) come gli altri, si ritrovano perseguitati e violentati ripetutamente da leggi che non solo gli allontanano i requisiti pensionistici (addirittura in una realtà di precarietà di lavoro), non solo gli indebolisce anche gli ammortizzatori sociali, ma li costringe (se prima non vengono licenziati per “ingiusta” causa) a lavorare di più per ritrovarsi alla fine pure più poveri!
Questa sarebbe quella tanto decantata equità sociale? Questo sarebbe un Paese civile? Questa sarebbe la vera democrazia? E che fine hanno fatto i tanti “buoni”, o quelli che sembravano “buoni”?
Da decenni, la politica italiana, mentre continua a dire che la famiglia è la cellula sacra della società, nei fatti la scaraventa in una grave sofferenza sociale, figlia dei loro stessi errori acuiti con infame freddezza nel manipolare a loro piacimento le leggi, i diritti e la libertà dei cittadini. Addirittura incuranti di seminare un pericoloso malessere popolare dal quale si alzano seri moniti: “Quando si massacrano le famiglie con disumano cinismo, sarebbe anche giusto ricordare a questi carnefici che prima o poi dovranno fare i conti anche con la Giustizia!”.
Eppure, a questi cari faraoni gli abbiamo dato la libertà di beneficiare di stipendi e pensioni più alti al mondo. Li abbiamo riveriti. Abbiamo sopportato di essere tra i più poveri in Europa per farli vivere nei privilegi. Gli abbiamo dato la libertà di curarsi gratis nelle migliori cliniche, mentre noi dobbiamo pagare, o rinunciare. Gli abbiamo dato la libertà di sperperare, mentre noi dobbiamo indebitarci (per vivere, ndr).
Ma di certo, non gli abbiamo dato la libertà di affamarci, fino a toglierci la libertà e la gioia di vivere!
“L’ora della verità è arrivata”, dice ancora la Fornero. Speriamo che sia vero, ma ancor di più che sia la “nostra” ora! Quella in cui troveremo il coraggio di dire basta! Basta a quegli uomini che, mentre per i bilanci di Stato affamano gli onesti, dagli stessi bilanci, quegli stessi uomini, attingono senza freni né pudore per vivere nello spreco.
La Storia, vera grande maestra di vita, ci conferma quanto sia vero che: “Se non ti interessi di politica, prima o poi la politica s’interesserà di te!” A questa frase di John F. Kennedy, a noi comuni mortali non resta che aggiungere, con profonda amarezza ed immenso sgomento, quanto provato sulla nostra pelle: “Peccato che la politica italiana, quelle poche volte che s’interessa del cittadino, spesso, molto spesso, troppo spesso, lo fa solo per fargli del male!”
Ed è sempre dalla Storia che ci rendiamo conto di quanto abbiamo in comune con un uomo, Martin Luther King, che, oppresso nei diritti (come noi oggi, ma lui sessant’anni fa), lottava per la libertà, specialmente quando affermava: “La grande tragedia sociale non è lo sfrontato stridente clamore dei malvagi, ma lo spaventoso silenzio dei cosiddetti buoni… Abbiamo anche la responsabilità morale di disobbedire alle leggi ingiuste… La giustizia ottenuta troppo tardi è giustizia negata… Concordo con sant’Agostino nel ritenere che una legge ingiusta non è legge… Il racconto lungo e tragico ci dice che raramente i privilegiati rinunciano ai loro privilegi di spontanea volontà, quindi spetta a noi aiutarli…”
A questo noi aggiungiamo che:
·          “Un governo che, pur di far vivere nei privilegi gli intoccabili, soffoca la propria coscienza, offende la Costituzione e crea drammi alle famiglie fino a spingere i cittadini al suicidio, non è un governo giusto!”
·          “Un governo che si accanisce contro gli onesti cittadini allontanandogli i requisiti pensionistici, impoverendone la pensione, indebolendogli pure le tutele sociali e non provvede, invece, verso chi percepisce pensioni faraoniche, addirittura con solo qualche giorno o qualche mese di legislatura, non è un Governo giusto!”
·          “Un governo che nega ai già miseri pensionati 20 euro di aumento, costringendoli pure con il ricatto a pagare (le spese per l’obbligo di accredito in conto) per ritirare la propria pensione e non tocca gli stipendi d’oro, non è un governo giusto!”
·          “Un governo che violenta e inganna i cittadini e che, invece di tagliare gli sprechi, taglia i loro diritti e con essi taglia la loro vita, non è un governo giusto!”
·          “Un governo che teme i forti e infierisce sui deboli, non è un governo giusto!”
Non resta che porsi la domanda: “Fino a quando un pacifico cittadino può sopportare tanta provocazione, ricca di violenza, corruzione e tanta gratuita iniquità?”
Vincenzo Lo Iacono, 23 marzo 2012, su AffariItaliani.it